lunedì 22 febbraio 2016

Gabriella Cella Al-Chamali

Gabriella Cella

Ho letto alcuni suoi libri, pensavo non avrei mai avuto l'opportunità di conoscerla, dato che i suoi seminari sono in genere rivolti agli insegnanti di yoga o comunque a esperti e non a quasi-principianti come me. 
"Yoga e salute" è sul mio comodino da anni come guida e aiuto nei rari momenti in cui riesco a praticare nella tranquillità della mia stanza. Altri testi li ho divorati, altri sono invece per me ancora troppo "difficili".

Immenso è il percorso di questa Maestra, fondatrice di uno yoga, lo Yoga Ratna, che partendo dalla tradizione (Hatha Yoga) ne fa una filosofia nuova rivolta anche e soprattutto alla donna.
Il Simbolo diventa il punto focale: nelle asana si lavora sul simbolo, portando chi pratica a entrare nella posizione con lo spirito lasciandosi al tempo stesso penetrare dall'asana.

Oggi ho avuto la fortuna di poter praticare per quasi quattro ore con questa grande Maestra, alla ricerca dell'equilibrio degli opposti: maschile/femminile, sole/luna... Un equilibrio che ognuno di noi va ricercando per tutta la vita.
Il cammino è lungo e ne percorrerò probabilmente solo un piccolissimo tratto, ma lei ha il dono di infondere fiducia, di far brillare quel gioiello che "giace latente nella profondità del nostro essere".

Assorbire l'essenza di questa donna magnetica è già un riempirsi. 
I suoi sono silenzi colmi di significati, la sua energia pervade tutti ed ha un incredibile potere rilassante. Lei è pace. Due grandi occhi scuri che arrivano nel profondo e la vivacità di spirito di una ragazzina. 
Saggezza, mente aperta oltre ogni immaginabile confine, una conoscenza enorme.

E quel senso dell'umorismo delle menti evolute, la fermezza ma anche la capacità di ascoltare. 

Oltre a un gran senso di pienezza sento forte un sentimento: Gratitudine.

"La pratica yoga Ratna porta gradualmente a una profonda coscienza di sé, scandagliando le nostre risorse più sottili e spirituali." (Gabriella Cella Al-Chamali)

venerdì 19 febbraio 2016

La "KALUNNIA"

La calunnia di Botticelli
La calunnia è un venticello,
un'auretta assai gentile
che insensibile, sottile,
leggermente, dolcemente
incomincia a sussurrar.

Piano piano, terra terra,
sottovoce, sibilando,
va scorrendo, va ronzando;
nelle orecchie della gente
s'introduce destramente
e le teste ed i cervelli
fa stordire e fa gonfiar.

Dalla bocca fuori uscendo
lo schiamazzo va crescendo
prende forza a poco a poco,
vola già di loco in loco;
sembra il tuono, la tempesta
che nel sen della foresta
va fischiando, brontolando
e ti fa d'orror gelar.

Alla fin trabocca e scoppia,
si propaga, si raddoppia
e produce un'esplosione
come un colpo di cannone,
un tremuoto, un temporale,
un tumulto generale,
che fa l'aria rimbombar.

E il meschino calunniato,
avvilito, calpestato,
sotto il pubblico flagello
per gran sorte ha crepar.
La calunnia è un venticello, da "Il barbiere di Siviglia"

Il finale lo cambierei così: 
E il meschino CALUNNIATORE,
avvilito, calpestato,
sotto il pubblico flagello
per gran sorte ha crepar.

Nel frattempo c'è l'art. 595 del Codice Penale che disciplina il reato di diffamazione. 

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