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La mia prima VERA pizza napoletana!


Me lo sono comprato: il magnifico libro "Passione Pizza" di Antonino Esposito, chef pizzaiolo sorrentino.
E mi si è dischiuso un mondo nuovo e affascinante.
Io quella cosa lì, morbida, malleabile, che profuma lievemente di lievito, che prende forma tra le mani, la adoro. Mi piace impastarla, reimpastarla, mangiarla cruda che mi viene una panza tanta e lei mi lievita nello stomaco e io lievito con lei.
La mia crescente passione culinaria mi è valsa una lievitazione di quattro chili belli e buoni negli ultimi mesi, (ben distribuiti nei posti più sbagliati) e la passione per gli impasti lievitati che mi sfondo ante e post cottura ha dato un notevole contributo al mio progressivo "espandermi". 

Prima però di pensare alla dieta che urge, vi devo raccontare della mia prima vera pizza napoletana.
Ragazzi, mi sono letteralmente esaltata quando, dopo 8 ore fuori dal frigo (come dice Antonino che ho seguito morbosamente alla lettera) il mio crìscito era vivo e mi parlava. Lì ho capito che avrei prodotto un impasto doc.

1,700 gr di farina... 1 lt d'acqua naturale ma non del rubinetto perché la nostra è troppo calcarea...
Ho pesato tutto al milligrammo, impastato, reimpastato e atteso per 3 volte i 15 minuti con la mia sveglia da cucina a coccinella che mi dava il via per un nuovo giro...dieci secondi per impastare e non uno in più!
Intanto la cucina veniva inondata mentre il Piccolo Tigro trasferiva tutti i suoi animaletti di gomma nel lavandino per far loro il bagno...ma io avevo occhi e mani solo per la mia pasta.

Copiando Antonino ho fatto i pesetti e me ne sono venuti proprio dieci! Ah che brava, ho sbagliato non solo lavoro ma anche a nascere in Piemonte, uffa.



Infine li ho portati a una festa nella cascina di amici con tanto di forno a legna per mettere alla prova il mio impasto doc.
Non vi dico il viaggio: il Piccolo Tigro, seduto sul seggiolino dietro, mi guardava come per dire "questa è tutta scema" mentre parlavo ai miei pesetti  in una cassetta sul sedile al mio fianco, preoccupata di mettere una leggera aria condizionata per non farli soffrire durante il viaggio dato il caldo afoso. 
Tralasciamo il fatto che ho rotto le scatole al povero Calogero, padrone di casa impegnato a preparare una sessantina di pizze con me al fianco che volevo provare a tutti costi a farne qualcuna con i miei dieci adorati pallini.

Ed ecco uscire dal forno la mia prima vera pizza. Non sarà perfetta, ma la assaggio e sento quell'inconfondibile profumo dell'impasto della vera pizza di Napoli, che solo chi l'ha assaggiata conosce. Un'emozione...



Bene, posso dirvi spassionatamente di comprarvi il libro perché ho capito che da anni facevo la pasta per la pizza e ho sempre sbagliato tutto o quasi. E' una scienza, quella della vera pizza. 

Un ultimo consiglio: la benedizione napoletana prima di infornare.
Se non disponete di un partenopeo a portata di mano, mi raccomando, non fatevi scappare mai un "boia fauss" che è la fine, s'ammoscia. Garantito da Mamita.







Commenti

  1. Che spettacolo!! Adesso però quel libro lo voglio anche io! :P
    Un abbraccio

    p.s. e chi se ne importa dei chili! Vuoi mettere che bontà una pizza così? :D

    RispondiElimina
  2. Compralo, è una rivelazione....e buone pizze!!
    Baci

    RispondiElimina

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Grazie per i graditi commenti, ma grazie soprattutto per aver avuto la voglia di leggermi...

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