lunedì 4 novembre 2013

Pain d'épices


Profumo di cannella, zenzero, anice e miele.
Sentori natalizi, nordici, per un dolce leggero di origine francese facilissimo da preparare e che si presta a innumerevoli varianti.

INGREDIENTI
Farina "00" : 300 gr
Farina di segale: 100 gr
Latte intero: 250 ml
Olio di oliva: 60 ml
Miele di acacia: 300 gr
Spezie:
Cannella: 1 cucchiaino raso
Zenzero: i cucchiaino raso
Noce moscata: 1 cucchiaino raso
5/6 chiodi di garofano
3/4 "stelline" di anice stellato

Acqua o essenza di fiori d'arancio: a piacere

1 bustina di lievito per dolci
la punta di un cucchiaino di bicarbonato

PREPARAZIONE
Far bollire il latte con i chiodi di garofano e l'anice stellato;
filtrare il latte e versarlo sul miele, mescolando per scioglierlo;
aggiungere le farine precedentemente setacciate con le spezie, il lievito e il bicarbonato;
aggiungere infine l'olio e l'acqua di fiori d'arancio.
Foderare uno stampo da plum cake con la carta da forno (ungere lo stampo con olio di oliva così la carta da forno aderisce meglio).
Infornare a 170°C per circa 60' (controllare con uno stuzzicadenti la cottura!).



SERVIRE
E' buonissimo gustato con miele o melata; io l'ho servito, come dolce, come si vede nella foto, con uno zabaglione cui ho aggiunto panna montata e spolverizzato con cannella. Ideale accompagnare con un passito.
E' fantastico servito anche semplice con un té d'inverno, speziato, o addirittura a colazione al posto delle fette biscottate.

N.B. Solo facendolo si impara a dosare le spezie per dare la prevalenza a quella che si preferisce, a me ad esempio, piace far prevalere la cannella. Alcuni aggiungono uvetta o canditi, altri il cacao.

...Bon appetit!




La ricetta è liberamente tratta, con alcune modifiche sostanziali, dal mensile "Io Mediterranea" della "Fratelli Carli", mese di ottobre 2013. Ricetta originale a cura dell'Assocazione Cuochi di Torino.

mercoledì 21 agosto 2013

Educazione sessuale e maschilismo

Girini...
...Spermatozoi










Non mi son mai fatta problemi a spiegare ai miei figli ancora piccoli come nascono i bambini, anzi come vengono concepiti.
Cavoli e cicogne sono ormai acqua passata, oggi i piccoli pongono la fatidica domanda molto presto e bisogna essere pronti nel dare risposte coerenti.

Io ho adottato la storiella dei girini del papà che nuotano e fanno a gara chi arriva primo a bucare l'ovetto con la testa (dura come quella di un toro!) nella pancia di mamma. Solo uno sarà il vincitore.

"Mamma, allora io sono il girino più forte!" 
Beh, diciamo che sei nato dal girino più forte e dall'ovetto più bello...e, incredibile ma vero, non sei una rana!
"No, io SONO il girino più figo!"

Dato che il girino appartiene al papà, il mio cucciolo si identifica solo con la parte maschile, dimenticando che un 50% gli proviene dall'ovetto sfigato di mamma...e va anche bene, ma siamo alle solite. 
Maschilisti nel dna, non c'è niente da fare. Rassegniamoci.



Immagini tratte da google immagini

martedì 16 luglio 2013

Cuccioli crescono


E' andato al mare Lui.
Con il suo MiglioreamicoG e la mamma, mica soli eh? Ma per la prima volta così "lontano" e per così "tanti" giorni.
Non mi chiamava mai la sera Lui e quando lo chiamavo tagliava corto perché all'estero costa anche ricevere (bello, ma chi te le fa le ricariche?).
Mi ha mandato il primo sms quasi a fine vacanza...forse gli sono mancata un pochino, evviva! E, tramite facebook, mi ha mandato la foto della maglia di Ronaldo che si è comprato con i "suoi" risparmi (tirchieria selettiva).
Al ritorno, non mi ha raccontato nulla della vacanza, a parte farmi vedere le foto delle automobili super costose e delle strafighe che ha fotografato a Montecarlo. 
Io me lo sono ritrovato più alto, più consapevole, più bello che mai, con quel vocione sempre più basso, nei suoi meravigliosi e contraddittori quindici anni...accidenti, il mio cucciolo è diventato un uomo...


domenica 14 luglio 2013

La mia prima VERA pizza napoletana!


Me lo sono comprato: il magnifico libro "Passione Pizza" di Antonino Esposito, chef pizzaiolo sorrentino.
E mi si è dischiuso un mondo nuovo e affascinante.
Io quella cosa lì, morbida, malleabile, che profuma lievemente di lievito, che prende forma tra le mani, la adoro. Mi piace impastarla, reimpastarla, mangiarla cruda che mi viene una panza tanta e lei mi lievita nello stomaco e io lievito con lei.
La mia crescente passione culinaria mi è valsa una lievitazione di quattro chili belli e buoni negli ultimi mesi, (ben distribuiti nei posti più sbagliati) e la passione per gli impasti lievitati che mi sfondo ante e post cottura ha dato un notevole contributo al mio progressivo "espandermi". 

Prima però di pensare alla dieta che urge, vi devo raccontare della mia prima vera pizza napoletana.
Ragazzi, mi sono letteralmente esaltata quando, dopo 8 ore fuori dal frigo (come dice Antonino che ho seguito morbosamente alla lettera) il mio crìscito era vivo e mi parlava. Lì ho capito che avrei prodotto un impasto doc.

1,700 gr di farina... 1 lt d'acqua naturale ma non del rubinetto perché la nostra è troppo calcarea...
Ho pesato tutto al milligrammo, impastato, reimpastato e atteso per 3 volte i 15 minuti con la mia sveglia da cucina a coccinella che mi dava il via per un nuovo giro...dieci secondi per impastare e non uno in più!
Intanto la cucina veniva inondata mentre il Piccolo Tigro trasferiva tutti i suoi animaletti di gomma nel lavandino per far loro il bagno...ma io avevo occhi e mani solo per la mia pasta.

Copiando Antonino ho fatto i pesetti e me ne sono venuti proprio dieci! Ah che brava, ho sbagliato non solo lavoro ma anche a nascere in Piemonte, uffa.



Infine li ho portati a una festa nella cascina di amici con tanto di forno a legna per mettere alla prova il mio impasto doc.
Non vi dico il viaggio: il Piccolo Tigro, seduto sul seggiolino dietro, mi guardava come per dire "questa è tutta scema" mentre parlavo ai miei pesetti  in una cassetta sul sedile al mio fianco, preoccupata di mettere una leggera aria condizionata per non farli soffrire durante il viaggio dato il caldo afoso. 
Tralasciamo il fatto che ho rotto le scatole al povero Calogero, padrone di casa impegnato a preparare una sessantina di pizze con me al fianco che volevo provare a tutti costi a farne qualcuna con i miei dieci adorati pallini.

Ed ecco uscire dal forno la mia prima vera pizza. Non sarà perfetta, ma la assaggio e sento quell'inconfondibile profumo dell'impasto della vera pizza di Napoli, che solo chi l'ha assaggiata conosce. Un'emozione...



Bene, posso dirvi spassionatamente di comprarvi il libro perché ho capito che da anni facevo la pasta per la pizza e ho sempre sbagliato tutto o quasi. E' una scienza, quella della vera pizza. 

Un ultimo consiglio: la benedizione napoletana prima di infornare.
Se non disponete di un partenopeo a portata di mano, mi raccomando, non fatevi scappare mai un "boia fauss" che è la fine, s'ammoscia. Garantito da Mamita.







domenica 30 giugno 2013

Treccia dolce dai mille profumi



Vi è un suggestivo paesino tra la Francia e l'Italia, a pochi chilometri dal Colle di Tenda, Breil-Sur-Roya, dove ci fermiamo sempre per una tappa nelle nostre trasferte oltre frontiera.
La tappa è ovviamente di stampo culinario, infatti la panetteria del paese offre invitanti prodotti di pasticceria oltre alle croccanti baguettes di tutti i tipi.
Qui ho scoperto la "Crescente de Breil", una mega focaccia dolce ricoperta di zucchero, fatta di pasta lievitata. Assomiglia alla treccia dolce, ma con qualche sapore in più, che ho identificato; ho quindi preso la ricetta base della treccia dolce aggiungendo semi di anice e aroma millefiori...provare per credere!

INGREDIENTI 

400 gr farina manitoba
25 gr lievito di birra oppure una bustina di lievito di birra essiccato
40 gr burro
100 gr zucchero
2 uova intere
80 ml latte
qualche goccia di aroma vaniglia
1 fialetta o alcune gocce di aroma millefiori
1 cucchiaio semi di anice
scorza di limone grattugiata
1 pizzico di sale


PER SPENNELLARE
1 uovo e 2 cucchiai di latte


DOPO LA COTTURA
poco zucchero e 1 cucchiaio di confettura di albicocche


PROCEDIMENTO
Intiepidire il latte e sciogliervi il lievito di birra con un cucchiaio di zucchero. Lasciar riposare finchè si svilupperà la schiuma.


Ora aggiungere alla farina setacciata, lavorare con una forchetta e unire il burro fuso, il restante zucchero, le due uova precedentemente sbattute, la scorza di limone, il pizzico di sale, l'aroma vaniglia e millefiori e i semi di anice.
Bisogna formare un impasto liscio e omogeneo, eventualmente aggiungendo farina se è troppo umido o altro latte se è troppo duro.
Fare una palla e lasciarla lievitare in luogo tiepido con un canovaccio  umido sopra per almeno tre ore (deve raddoppiare di volume).


A questo punto far rinvenire l'impasto. Alcune ricette dicono di farlo nuovamente lievitare per tutta la notte in frigo, io in genere procedo perché non ho tutto quel tempo e i pupi si vogliono mangiare la treccia al più presto.
Dividere quindi l'impasto in tre parti con un coltello, lavorare le tre parti (allungare tipo bastoni) e formare una treccia che dovrà nuovamente lievitare per un'oretta disposta sulla carta da forno, già pronta sulla teglia e ricoperta dal canovaccio umido.


Ora spennellare con l'uovo sbattuto insieme al latte e infornare in forno caldo a 180 °C per 30 min c.ca.
Quando la vedete dorata è pronta.
Appena sfornata, spennellare con la confettura di albicocche e spolverare abbondante zucchero che così non scivolerà via.


Buon appetito!










martedì 21 maggio 2013

Tempesta solare in corso



Per la sottoscritta è un potente alibi.
“Amore, sei leggermente nervosa, hai il ciclo?” chiede Lui timoroso.
“No, è la tempesta solare, l’ha detto anche la NASA”.

L’ultima tempesta degna di nota provocò, nell’800, una meravgliosa aurora boreale visibile fino a Roma e mandò in tilt i telegrafi, ma oggi potrebbe causare guai peggiori dato che dipendiamo completamente dall’elettronica.
Se la Nasa è preoccupata per satelliti, dispositivi elettronici, sicurezza nazionale e chi più ne ha più ne metta, c’è chi ipotizza improbabili stati alterati di coscienza.
Le tempeste provocherebbero stati di euforia o allucinazioni tipo ti fossi fatto ‘na canna o un bicchierino di Nebbiolo in più. In alternativa, ansia, depressione, nervosismo. Io, ovviamente, risento degli effetti nefasti, non di quelli inebrianti.

Ecco, tutta colpa delle tempeste solari. Lo sapevo, non mi bastavano gli ormoni che mi fanno incazzare come una iena ogni 28 giorni; credevo fossa tutta colpa della simbiosi col calendario lunare e ‘mo ci si mette pure il sole, una congiura.
Sarà per questo che si è bruciato il decoder sky? E il phon? E il microonde è sul punto di lasciarmi?

...E se fosse invece che quest’esubero di elettroni facesse bene alle piante?
Il mio gelsomino, ormai dato per defunto, ha messo delle foglie tipo limone, sembra aver subito una mutazione genetica...
...E se ‘sti elettroni provocassero picchi inaspettati nell’attività cerebrale? 
Vuoi vedere che ho capito perché mio figlio oggi ha preso 9/10 di matematica?

No, non mi voglio illudere, gli scienziati dicono che le tempeste del 2013 saranno debolucce rispetto a quelle di duecento anni fa, non provocheranno neanche spettacolari aurore boreali...niente di che, puzzette solari di poco conto.  


Immagine da meteoweb.eu

lunedì 6 maggio 2013

Dislessia sulle bacheche fb degli insegnanti


(...)   Proprio oggi durante un consiglio ci chiedevamo se ha senso e se è proprio possibile che in terza superiore arrivino a metà a.s certificati di caso dsa... Non sarà a volte un tentativo di evitare lo stress???con la collaborazione dei genitori che sempre giustificano i loro pargoli?? Quando andavo a scuola io... È meglio non fare paragoni!!! Sembrano passati secoli 

Sembrano davvero passati secoli, eppure l'insegnante che scrive questo felice commento su fb è  anagraficamente giovane.
Una bella botta di incompetenti ai medici che certificano il "finto" dsa (in terza superiore!), una bella botta di cretini ai genitori che "collaborano" (con chi? con i medici incompetenti? con i diabolici figli?) giustificando i loro pargoli.
Si cerca così di "evitare lo stress"

Forse l'insegnante in oggetto non ha idea lo stress che comporti per genitori e figli il recarsi nelle nostre strutture ospedaliere per sottoporre il pargolo a una visita da neuropsichiatra, logopedista e psicologi vari per accertare eventuali problemi. 
Non ha nemmeno idea che cosa significhi per un ragazzino, anche grandicello, avere in mano un foglio che lo certifica comunque "diverso".
Per quanto mi sforzi di capirne le motivazioni (sicuramente c'è un abuso di tentativi di far passare per dsa quelli che non lo sono, ma a questo servono gli specialisti),commenti del genere mi fanno venire la pelle d'oca. 
Ci vorrebbe più rispetto per la sofferenza altrui.


"Quando andavo a scuola io"...mamma mia che tristezza.

Quando andavo a scuola io gli insegnanti non sapevano neanche che cosa fosse la dislessia, così come i dsa.
Quando andavo a scuola io i ragazzini che non "tenevano il passo" erano considerati scemi.
Quando andavo a scuola io ragazzi intelligenti si son persi per strada e hanno smesso di studiare perché non capiti da genitori e insegnanti.

Per fortuna il mondo è andato avanti. Facciamoci forza su quegli insegnanti che ci aiutano, che hanno almeno la volontà di capire. Sono tanti e sono in crescita. Gli altri lasciamoli nella loro ottusità. Sono comunque una specie in estinzione, faranno la fine dei dinosauri.


Gli altri post de "UN CANE DI NOME BUONGIORNO": QUI
Guida semiseria per genitori e figli




sabato 30 marzo 2013

La Pastiera di Nonna Rita e Zia Maria



Per dirla con Totò, dato che sono ormai "parte-piemontese e parte-nopea", mi cimento nella celeberrima Pastiera con una ricetta donata alla famiglia di PapàC, molto tempo fa, da un noto pasticciere di Napoli. 
Nel recente viaggio pre-pasquale a Napoli, ho cercato di carpire più segreti possibili nonostante una certa reticenza napoletana nello svelarli...ma un po' qua un po' là e con una buona dose di "cazzimma" me la sono cavata niente male. 

Con queste dosi otterrete una pastiera utilizzando il "ruoto" da 26 cm di diametro
Per i "non partenopei": che cos'è il ruoto? 
E' la teglia che va rigorosamente utilizzata per la pastiera. Il problema è che è difficile che si trovi al nord (non so al centro Italia), quindi, in mancanza, utlizzate una teglia con un bordo di c.ca 4 cm oppure acquistate il ruoto on linestampi Pastiera napoletana


RUOTO per Pastiera

Bene, iniziamo:


INGREDIENTI PER LA FROLLA

250 gr di farina
125 gr di zucchero
1 uovo intero + 1 rosso
85 gr di burro
essenza bio di vaniglia
1 pizzico di sale
scorza grattugiata di limone

INGREDIENTI PER IL RIPIENO

250 gr di grano precotto
150 ml di latte
250 gr di zucchero
250 gr di ricotta romana (è un tipo di ricotta fresca asciutta)
1 noce di burro 
3 uova intere + 1 rosso
essenza bio di vaniglia
scorza di arancia e di limone
50 gr di cedro candito
50 gr di arancia candita
1 fialetta di essenza di fiori d'arancio

PROCEDIMENTO

GIORNO 1
Far bollire il grano con il latte, l'essenza di vaniglia, 2 cucchiai di zucchero, la piccola noce di burro e la scorza di arancia e limone (tagliata grossa) che poi verranno tolte a fine cottura.
Quando si formerà una crema densa, togliere dal fuoco.
Lasciar riposare in frigo fino al giorno dopo (o se volete solo finché  si sia raffreddata completamente).




GIORNO 2
Preparare la frolla. Per il procedimento, chi non lo conoscesse, può consultare giallozafferano.


Preparare il ripieno: in una terrina mettere la ricotta, le uova, lo zucchero rimanente (ne avevamo tolti 2 cucchiai per cuocere il grano) e frullare per almeno una decina di minuti. 
Poi aggiungere il grano e frullare ancora per altri 10 minuti (questo è uno dei segreti affinchè il grano si disfi un po' e si amalgami bene, sempre se non si fonde il frullatore...).
Aggiungere infine i canditi e la fialetta ai fiori d'arancio.



Ora imburrare e infarinare il ruoto e rivestirlo completamente con la frolla che nel frattempo ha riposato in frigo.


 

Versare il ripieno e fare le strisce che appoggerete sopra: attenzione, fatele abbastanza sottili e fissatele subito agli estremi (alla frolla sui bordi) altrimenti "annegano"! 















Rispettate il disegno tipico che non è come quello della crostata, ma le strisce formano dei rombi allungati:




Infornate a 180 °C per circa 1 ora. Aspettate quel caratteristico colore dorato...
Far raffreddare e spolverizzare con zucchero a velo prima di servire o di regalare la pastiera.

Attenzione: la pastiera non va tolta dal ruoto, si serve tagliandola direttamente nella teglia! E, quando si regala, si dona con il ruoto (che a Napoli costa circa 2 euro, non di più). 
...Qui da noi in Piemonte, in mancanza di ruoto, si dirà: "Poi mi restituisci la teglia, neh?"...

Buona Pasqua e Buona Pastiera!






Fotografie di PapàC

lunedì 25 marzo 2013

Una carezza



Un bagnetto-carezza.
Che bel modo per venire al mondo, così lontano dalle "sculacciate" ai neonati tenuti per i piedini come conigli.
Commovente e irresistibile...creature infinitamente meravigliose i neonati!

venerdì 22 marzo 2013

Gioie dell'essere mamma


Piccolo Tigro, 5 anni tra poco più di un mese:
"Mamma, sei vecchia e grassa...ma ti voglio bene lo stesso!!!!" con allegata faccina dolce dolce tenera tenera.

Aladar, 15 anni:
"Mamma, lo sai che sei uguale a Nicole Watterson? Ma proprio identica!"

Amori belli di mamma, che cos'è che volevate per Pasqua?!?




Immagine tratta da google immagini: Gumball

mercoledì 6 marzo 2013

Un anno in meno di sQuola??

 Maturità in vista!
Tigrotto non preoccuparti, avanti di questo passo ti danno la Maturità prima ancora di iniziare le elementari. Così ci adeguiamo agli standards europei. E sai che risparmio di risorse!

Il Ministro Profumo ha passato le consegne al nuovo Governo (??): alla Priorità politica 5/ punto c  (qui il documento) si parla di adeguare la durata dei percorsi di istruzione agli standards europei, riducendo di 1 anno la durata dei corsi di studi. 

Maturità a 18 anni, ma come? Si parla di scuola superiore di 4 anni (2+2) anziché 2+2+1.
Il mio figlio più grande, Aladar, oggi in prima superiore, da quando l'ha saputo, sta ovviamente saltellando come una scimmia, ma io non gioisco per nulla. Forse in Europa hanno degli standards diversi anche riguardo alla qualità dell'istruzione mentre qui in Italia facciamo pena, il livello nella qualità di istruzione è bassissimo a partire dalle elementari, purtroppo.

Penso inoltre a chi non andrà all'Università, come chi frequenta scuole professionali che avviano al lavoro: a 18 anni i ragazzi verranno buttati nel mondo del lavoro, ragazzi che non sanno neanche da che parte son girati.
A questo punto anche l'età minima di accesso al lavoro scenderebbe nuovamente di un anno, immagino, bastando probabilmente 9 anni di obbligo scolastico? Magari, già che ci siamo, li mandiamo in fabbrica a 14 anni, così producono e non costano.
E i contratti di apprendistato per la qualifica e il diploma da poco regolamentati dal T.U. sull'apprendistato? Tutto da rifare? Via un anno di formazione obbligatoria?

Siamo in picchiata libera, arriveremo all'analfabetismo generalizzato. Un anno prima però.


Fonte della notizia: studenti.it

lunedì 4 marzo 2013

Le fiabe della nanna


Nulla di meglio per fare la nanna, da sempre le fiabe sono infallibili; inoltre sono educative, con una netta distinzione tra bene e male, intramontabili quelle classiche.
Tempo tre minuti, sei partita da una bambina con la mantellina rossa, le hai fatto giusto prendere il cestino con i biscotti... e già straparli. Sei precipitata nel mondo dei sogni, dormi beatamente ma continui imperterrita a raccontare e dici tali strafalcioni che tuo figlio, sveglissimo: "Ma mamma! Cosa dici? La balena nel bosco?"...
"Scusa amore, mi son confusa con un'altra fiaba, che ne dici se chiamo papy a raccontarti Cappuccetto Rosso?"
"Ma se papà dorme sul divano!"
Per fortuna la tecnologia ci viene incontro...perché no, mica sempre, qualche volta...
Il Piccolo Tigro ne va matto, da buon "nativo digitale"!





giovedì 14 febbraio 2013

La mia nonna le chiamava "Patate alla dauphinoise"


E qui vi stupisco. Ricetta dopo ricetta, chilo dopo chilo, Mamma Simo sta diventando un'esperta di cultura culinaria, si fa per dire.
Intorno a questo piatto vi è non solo la tradizione della mia famiglia e in particolare della mia nonna che visse per alcuni anni in Francia, prima della seconda guerra mondiale, ma una storia legata alla regione francese del Delfinato (di qui il nome).
Il piatto a base di patate e crème fraîche (panna acida) che nacque in questa antica regione francese vicina al Piemonte, in origine si chiamava Gratin dauphinois.

La versione che vi propongo, con il Groviera, assente nella ricetta originale, si chiamerebbe Gratin savoyard, ma io continuo a chiamarle Patate alla dauphinoise, perché è così che le chiamava la mia nonna, che le cucinava divinamente, dorate, morbide e grondanti formaggio fuso e latte...

Le patate migliori da utilizzare pare siano le Monalisa (si scrive proprio così, con una enne sola e tuttoattaccato) e le Charlotte, ma io non sono così raffinata e uso quelle che trovo in casa, purché siano a pasta gialla.

La mia collega FC, esperta cuoca, le ha personalizzate (lei proprio non ce la fa a seguire le ricette alla lettera) utilizzando, al posto del groviera, il raschera dop (ha inventato il Gratin monregaleis**). Questo è il bello del piatto, che si presta a molte varianti in base al gusto personale.
Dato che non ho la creatività di FC, ecco pari pari la ricetta, poi fate voi.

Ingredienti
1 Kg patate
200 gr Groviera (oppure Emmental)
2 uova intere bio di eco-gallina ruspante
70 gr burro
300 ml latte intero
250 ml panna liquida 
noce moscata
sale 

Preparazione
Tagliare a rondelle le patate (non troppo sottili, non troppo spesse, la solita via di mezzo che è sempre la migliore e non solo in cucina...divento ogni giorno più saggia, sarà lo yoga?).


Imburrare una pirofila da forno e disporre un primo strato di patate, poco sale, aggiungendovi sopra dei fiocchetti di burro e il Groviera. A questo proposito, la ricetta dice di grattugiarlo, io che sono grossolana lo taglio a fettine sottili ma, a dire il vero, mi piace anche di più, quando lo mangio, sentire la fetta filante...


Preparare così più strati (a me, con queste dosi, ne escono 3 ma dipende anche dalla teglia che utilizzerete). Terminare con il formaggio e i fiocchi di  burro.



In una ciotola sbattere le uova con il latte, la panna, la noce moscata e il sale. Versare questo composto che coprirà quasi completamente le patate. 

Infornare a 180°C per circa 1 ora e 1/2. Sarà pronto quando vedrete il composto denso e le patate dorate in superficie.



Una bella botta per il colesterolo, ma una goduria assicurata.
...Come dicono i francesi, Bon appétit!






**monregaleis=monregalese, cioè di Mondovì

martedì 12 febbraio 2013

Elsa Morante scrisse...e la storia pare ripetersi



Due anni fa girava già parecchio in rete. Oggi nuovamente l'ho ricevuta via mail.
Grazie ad alcuni tagli, la pagina pare descrivere un noto personaggio dei nostri tempi. Che sia ormai un luogo comune, non basta a non farci venire i brividi.

E' una pagina di diario scritta da Elsa Morante il 1° maggio 1945, poi pubblicata:
Paragone Letteratura, n. 456, n.s., n.7, febbraio 1988;
Opere (Meridiani), Milano 1988, vol. I;
Alfonso Berardinelli, Autoritratto italiano, Donzelli, 1998.

Ne riporto il testo integrale:

"Mussolini e la sua amante Clara Petacci sono stati fucilati insieme, dai partigiani del Nord Italia.

Non si hanno sulla loro morte e sulle circostanze antecedenti dei particolari di cui si possa essere sicuri. Così pure non si conoscono con precisione le colpe, violenze e delitti di cui Mussolini può essere ritenuto responsabile diretto o indiretto nell’alta Italia come capo della sua Repubblica di Sociale. Per queste ragioni è difficile dare un giudizio imparziale su quest’ultimo evento con cui la vita del Duce ha fine.



Alcuni punti però sono sicuri e cioè: durante la sua carriera, Mussolini si macchiò più volte di delitti che, al cospetto di un popolo onesto e libero, gli avrebbe meritato, se non la morte, la vergogna, la condanna e la privazione di ogni autorità di governo (ma un popolo onesto e libero non avrebbe mai posto al governo un Mussolini). Fra tali delitti ricordiamo, per esempio: la soppressione della libertà, della giustizia e dei diritti costituzionali del popolo (1925), la uccisione di Matteotti (1924), l’aggressione all’Abissinia, riconosciuta dallo stesso Mussolini come consocia alla Società delle Nazioni, società cui l’Italia era legata da patti (1935),la privazione dei diritti civili degli Ebrei, cittadini italiani assolutamente pari a tutti gli altri fino a quel giorno (1938).



Tutti questi delitti di Mussolini furono o tollerati, o addirittura favoriti e applauditi. 
Ora, un popolo che tollera i delitti del suo capo, si fa complice di questi delitti. Se poi li favorisce e applaude, peggio che complice, si fa mandante di questi delitti. Perché il popolo tollerò favorì e applaudì questi delitti?

Una parte per viltà, una parte per insensibilità morale, una parte per astuzia, una parte per interesse o per machiavellismo. Vi fu pure una minoranza che si oppose; ma fu così esigua che non mette conto di parlarne. 

Finché Mussolini era vittorioso in pieno, il popolo guardava i componenti questa minoranza come nemici del popolo e della nazione, o nel miglior dei casi come dei fessi (parola nazionale assai pregiata dagli italiani). Si rendeva conto la maggioranza del popolo italiano che questi atti erano delitti? Quasi sempre, se ne rese conto, ma il popolo italiano è cosìffatto da dare i suoi voti piuttosto al forte che al giusto; e se lo si fa scegliere fra il tornaconto e il dovere, anche conoscendo quale sarebbe il suo dovere, esso sceglie il suo tornaconto. Mussolini, uomo mediocre, grossolano, fuori dalla cultura, di eloquenza alquanto volgare, ma di facile effetto, era ed è un perfetto esemplare e specchio del popolo italiano contemporaneo.


Presso un popolo onesto e libero, Mussolini sarebbe stato tutto al più il leader di un partito con un modesto seguito e l’autore non troppo brillante di articoli verbosi sul giornale del suo partito. Sarebbe rimasto un personaggio provinciale, un po’ ridicolo a causa delle sue maniere e atteggiamenti, e offensivo per il buon gusto della gente educata a causa del suo stile enfatico, impudico e goffo. Ma forse, non essendo stupido, in un paese libero e onesto, si sarebbe meglio educato e istruito e moderato e avrebbe fatto migliore figura, alla fine.

In Italia, fu il Duce. Perché è difficile trovare un migliore e più completo esempio di Italiano. Debole in fondo, ma ammiratore della forza, e deciso ad apparire forte contro la sua natura. Venale, corruttibile. Adulatore. Cattolico senza credere in Dio. Corruttore. Presuntuoso: Vanitoso. Bonario. Sensualità facile, e regolare. Buon padre di famiglia, ma con amanti. Scettico e sentimentale. Violento a parole, rifugge dalla ferocia e dalla violenza, alla quale preferisce il compromesso, la corruzione e il ricatto. Facile a commuoversi in superficie, ma non in profondità, se fa della beneficenza è per questo motivo, oltre che per vanità e per misurare il proprio potere. Si proclama popolano, per adulare la maggioranza, ma è snob e rispetta il denaro. Disprezza sufficientemente gli uomini, ma la loro ammirazione lo sollecita.Come la cocotte che si vende al vecchio e ne parla male con l’amante più valido, così Mussolini predica contro i borghesi; accarezzando impudicamente le masse. Come la cocotte crede di essere amata dal bel giovane, ma è soltanto sfruttata da lui che la abbandonerà quando non potrà più servirsene, così Mussolini con le masse. 

Lo abbaglia il prestigio di certe parole: Storia, Chiesa, Famiglia, Popolo, Patria, ecc., ma ignora la sostanza delle cose; pur ignorandole le disprezza o non cura, in fondo, per egoismo e grossolanità. Superficiale. Dà più valore alla mimica dei sentimenti , anche se falsa, che ai sentimenti stessi. Mimo abile, e tale da far effetto su un pubblico volgare.Gli si confà la letteratura amena (tipo ungherese), e la musica patetica (tipo Puccini). Della poesia non gli importa nulla, ma si commuove a quella mediocre (Ada Negri) e bramerebbe forte che un poeta lo adulasse. Al tempo delle aristocrazie sarebbe stato forse un Mecenate, per vanità; ma in tempi di masse, preferisce essere un demagogo.Non capisce nulla di arte, ma, alla guisa di certa gente del popolo, e incolta, ne subisce un poco il mito, e cerca di corrompere gli artisti. Si serve anche di coloro che disprezza. Disprezzando (e talvolta temendo) gli onesti , i sinceri, gli intelligenti poiché costoro non gli servono a nulla, li deride, li mette al bando.

Si circonda di disonesti, di bugiardi, di inetti, e quando essi lo portano alla rovina o lo tradiscono (com’è nella loro natura), si proclama tradito, e innocente, e nel dir ciò è in buona fede, almeno in parte; giacché, come ogni abile mimo, non ha un carattere ben definito, e s’immagina di essere il personaggio che vuole rappresentare."



giovedì 31 gennaio 2013

Pranzo al sacco aziendale


Immagine tratta da www.bella24.it

Stamattina alle 7,30, mentre ero intenta a vestirmi-rifare i letti-urlare con Aladar per farlo alzare-stendere i panni sullo stendino davanti al termosifone-uffa che palle non poter stendere fuori…transito davanti alla tivvù dove parlano di me e altri 7 milioni di persone che ogni giorno si portano il cibo da casa per la pausa pranzo in ufficio.

Che bello , siamo in tanti allora! Pensavo di essere l’unica stordita ad arrivare in ufficio con ciotolini vari in plastica con gli avanzi della sera prima.
Ovvio che non ti metti la mattina alle 6,30 ai fornelli a prepararti la pasta. Quindi, in corsa, racimoli quel che trovi nel frigo: avanzi di riso, pasta, prosciutto (se le belve hanno avuto la decenza di avanzarne qualche fetta, cosa alquanto improbabile), due polpette, una mozzarella da 10 giorni in frigo con la crosticina gialla, un’insalata un po’ depressa.

Inoltre c’è la componente “mangio poco così dimagrisco”: è facile la mattina prendere iniziative di questo genere, perché non hai fame e sei in grado di pianificare un pasto sano ed essenziale.
Una sola fetta di pane. Nei miei periodi “bio” mi porto due gallette di mais.
Infine il frutto. In questa stagione è un problema, perché le arance colano sulla scrivania, le mele sono una palla da sbucciare, idem i Kiwi.

Ore 13,00: noi del pranzo al sacco ci mettiamo comodi; sposta i fogli sulla scrivania, che tanto non serve perché qualcosa inevitabilmente schizzerà e ti troverai la pratica più importante con una bella macchia d’olio. Sposta in avanti la tastiera e vai al microonde generosamente offerto dal Capo a riscaldare il cibo.
Nell’ufficio si diffonderà all’istante un odore di mensa, tipo quello che senti negli asili e quando arriveranno i colleghi (quelli che nella pausa pranzo vanno a casa o al self-service) ti guarderanno schifati: “Che puzza!”.
E tu vergognatissima: “Scusate, ieri sera ho cucinato il riso con il cavolfiore…”.

La pausa pranzo in definitiva si ridurrà a una frustrante ingozzata di avanzi davanti al pc che è pur sempre una tentazione…chi ce la fa a non farsi una nuotatina in Internet?
Alla fine non avrai staccato gli occhi dal video nemmeno 5 minuti, non avrai mangiato un tubo ma avrai ingurgitato metri cubi di aria e avrai appestato l’ufficio.
In compenso, tornerai a casa e ti sfonderai un pacco di biscotti.

Se infine volete farvi male fino in fondo, guardate qui quanti pericoli corriamo: bella24

lunedì 28 gennaio 2013

Il disastro globale e l'italiano come il cinese


Consiglio vivamente a chiunque debba iscrivere il proprio figlio alla prima elementare di informarsi sul metodo utilizzato nell’insegnamento della lettura e di evitare tassativamente di iscrivere il bambino in una scuola dove viene adottato il METODO GLOBALE.

Anche per bambini non affetti da dislessia, disortografia o disgrafia è un metodo disastroso che pare possa addirittura innescare vari disturbi evolutivi. 

Negli Stati Uniti è stato riconosciuto che la grande diffusione della dislessia è stata causata dall’introduzione, negli anni ’70, del metodo globale o visivo per insegnare a leggere e scrivere ai bambini, tanto che la stessa è stata denominata “dislessia educativa". Il metodo globale si è diffuso poi anche in Europa e in Italia. (leggi fonte).

In un convegno, un'autorevole esperta affermò che in Francia il metodo globale non viene più adottato e così in altri stati europei, ma in Italia come al solito siamo sempre un passo indietro. 
Comodo e veloce per gli insegnanti, il metodo globale, al contrario del metodo alfabetico, non inizia dalle semplici lettere e sillabe, ma propone la parola e la frase intera.

Ricordo ancora come un incubo quella specie di gnomo odioso chiamato “Tapichi”,il protagonista del libro di prima elementare, mio figlio lo detesta ancora!

Si partiva dalla frase:
“TAPICHI - VIVE - NEL -  FUNGO”

Poi ritagliando le singole parole, si costruiva la frase in svariati modi:

“NEL - FUNGO - TAPICHI - VIVE”…

”VIVE - TAPICHI - NEL - FUNGO”…

…“NEL - TAPICHI - FUNGO - VIVE”!

Secondo la teoria del metodo in oggetto, a un certo punto il meccanismo scatta e la lettura si automatizza…spesso però questo non accade!

In ufficio scrivevo, stampavo e ritagliavo. Poi proponevo a mio figlio i cartoncini e gli facevo costruire le frasi…
Provate voi a imparare ad esempio l’arabo così! Voglio vedervi.

Mio figlio, non riuscendo nella decodifica, imparò uno stratagemma che tuttora si porta dietro, purtroppo: tirare a indovinare.
Si insinuò in lui inoltre la convinzione che l’italiano fosse come il cinese, un insieme di strani simboli (le parole che lui non riusciva a decodificare) con significati misteriosi e complessi.

Nel mese di maggio della prima elementare eravamo ancora in questa drammatica situazione. Lui piangeva ogni giorno a scuola, non dormiva bene la notte, io non sapevo dove sbattere la testa.

Una sera, leggendo per lui prima della nanna, gli chiesi a bruciapelo di leggere una frase. Era una storiella sui dinosauri, la frase era più o meno questa:

“La mamma chiamò Dino perché era tardi e doveva andare a dormine”.

Lui guardò le immagini, ci pensò un po’ su poi “lesse”:

“La mamma è arrabbiata perché la cameretta è in disordine”.

Indovinò solo “la mamma”, ma non perché l’avesse letto!

Presa dalla disperazione, iniziai istintivamente a insegnargli a leggere con il metodo sillabico  e piano piano iniziò finalmente a capirci qualcosa…ma i problemi non erano finiti.

Eravamo solo in prima elementare e lui aveva imparato molte cose: che la scuola è frustrante, che non riusciva a imparare, che scuola=angoscia. 
Era iniziata per lui la grande scuola di frustrazioni, insuccessi e paure.




guida semiseria per genitori e figli



Immagine tratta da google immagini

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