martedì 22 novembre 2011

Elle n'est pas raciste...



In questi giorni, su Sky, sta passando un film, una commedia musicale di Étienne Chatiliez: "Agathe Cléry".
Bellissimi i balletti, compreso il pezzo flamenco (che ovviamente ho molto apprezzato), simpatico e intelligente il film. Da vedere, ve lo consiglio assolutamente anche se magari non amate il genere della commedia musicale.

Giusta punizione per un'arrogante e razzista donna bianca in carriera è la malattia che improvvisamente la colpisce facendole perdere il lavoro, l'uomo ipocrita e meschino con il quale vive nonché l'equilibrio psicologico.
La malattia in questione è il morbo di Addison, una malattia realmente esistente che consiste in un'insufficienza di una ghiandola surrenale che provoca un'iperpigmentazione cutanea ovviamente enfatizzata dal film...per farla breve, questa antipatica e spregiudicata donna in carriera si ritrova di colore, con tutte le conseguenze che si possono immaginare.

Bella punizione, quella che in genere auguro a tutti i razzisti che mi capita di incontrare sul mio cammino, limitandomi ad augurare loro una prossima reincarnazione come vittima; bella invece questa soluzione ipotizzata dal film, ricco di spunti da morir dal ridere.

Come sempre, dietro alle risate si nasconde un'amara realtà.






lunedì 21 novembre 2011

Ricette, persone, ricordi

Nonna ed io

E' bello sentire il senso di appartenenza alla propria famiglia; sentire che è di lì che veniamo, che quelli sono i nostri geni, il marchio impresso nel dna. 
E più si invecchia, più il richiamo si fa forte, così come la voglia di andare a scoprire "pezzi di noi" nel passato, nei luoghi e nelle persone.
Spesso però si arriva tardi. Quella vecchia zia o nonna o nonno ai quali vorresti chiedere e dire tante cose non ci sono più. 

Dalla mia nonna paterna, la oggi novantasettenne "nonna bis" dei miei figli, penso di aver ereditato l'amore per la cucina, nonché alcune pennellate caratteriali quali l'impulsività e forse anche una punta di collericità, ahimé. Se Mendel aveva ragione, sono questi dei caratteri dominanti, dato che continuano a ripresentarsi in tutte le generazioni (aiuto!).

Ma nonna bis non era solo questo, era anche calore umano, forza ed energia vulcanica e una smisurata e carnale gioia di vivere. Uso l'indicativo imperfetto perché ora, purtroppo, non parla né cammina più; sorride ancora però, perché ha conservato intatta la sua voglia di vivere, nonostante tutto.

E' lei che mi ha insegnato i segreti per fare gli gnocchi, le tagliatelle, il pan di Spagna e tante altre ricette...ricordo quando, bambina, rubavo la pasta fatta in casa e me la mangiavo cruda, e quando mi diceva che per un pan di Spagna a regola d'arte bisognava sbattere i rossi d'uovo con lo zucchero fino a farli diventare una bianca spuma...ed io avevo male al braccio a forza di sbattere con il cucchiao di legno.

Poi c'era il "Bonet", tipico budino piemontese che per me rappresenta il profumo delle domeniche a pranzo dai nonni.
Ma la ricetta del bunet non gliel'ho mai chiesta...e lei non può più dirmela, anche se vorrebbe; può solo guardarmi con quei suoi brillanti occhi verdi.
Pensavo che mai avrei potuto rigustare quel sapore misto di uova e amaretti con una sensuale punta di marsala del suo bonet.
Ho chiesto a più persone la ricetta, ma ognuno mi dava una versione lievemente differente, ho cercato su internet...
Con un pizzico di intuizione ho elaborato la mia ricetta...e in un paio di tentativi ce l'ho fatta.
Come per magia, quel forte profumo legato alla mia infanzia si è ricreato...è rinato dalle mie mani.
Beh, a dire il vero quello di nonna aveva un profumo in più, il suo; ognuno lascia la propria impronta in ciò che cucina, mai due piatti fatti da persone diverse potranno essere identici.
Ma devo dire che la somiglianza è notevole.

Vi regalo la ricetta, con la raccomandazione di usarla con il dovuto riguardo...pensate di maneggiare un antico gioiello di famiglia, un qualcosa di prezioso e delicato che richiede rispetto e amore...e assaporerete un dolce tradizionale antico, semplice, facilissimo da realizzare e infinitamente buono!


Ingredienti
4 uova
1/2 litro latte
100 gr zucchero + zucchero per caramellare (2 cucchiai)
1 bicchierino marsala
150 gr amaretti

Tritare finemente nel mixer gli amaretti.
Sbattere le uova con lo zucchero (meglio a mano così non si ingloba troppa aria), aggiungere il marsala, il latte tiepido e gli amaretti tritati.Caramellare lo zucchero nello stampo (rettangolare o classico da budino) e versarvi il composto liquido ottenuto.
Coprire con la carta stagnola ma fare un foro al centro (camino) e cuocere a bagnomaria  in forno a 180° per 40'circa (controllare con un coltello che sia cotto).Si può cuocere anche su fornello, sempre a bagnomaria.
Girare ancora tiepido, per evitare che il caramello si attacchi al fondo.

*Sono tante le varianti che potrete trovare anche in internet, che in genere prevedono il cacao in polvere, il caffé o quant'altro. Ma questa è la nostra, pertanto è unica...


lunedì 7 novembre 2011

Alluvione e disillusione

Guardando Genova...



L’alluvione ha sommerso il pack dei mobili,
delle carte, dei quadri che stipavano
un sotterraneo chiuso a doppio lucchetto.
Forse hanno ciecamente lottato i marocchini
Rossi, le sterminate dediche di Du Bos,
il timbro a ceralacca con la faccia di Ezra,
il Valèry di Alain, l’originale
dei Canti Orfici – e poi qualche pennello
da barba, mille cianfrusaglie e tutte
le musiche di tuo fratello Silvio.
Dieci, dodici giorni sotto un’atroce morsura
Di nafta e sterco. Certo hanno sofferto
Tanto prima di perdere la loro identità.
Anch’io sono incrostato fino al collo se il mio
Stato civile fu dubbio fin dall’inizio.
Non torba m’ha assediato, ma gli eventi
Di una realtà incredibile e mai creduta.
Di fronte ad essi il mio coraggio fu il primo
Dei tuoi prestiti e forse non l’hai saputo.

14. XENIA II

Eugenio Montale, poeta genovese, scrisse questa poesia in occasione dell'alluvione del 1966 a Firenze.
Venne pubblicata nella raccolta Satura nel 1971.


L'alluvione è qui simbolo della fine di tutte le illusioni sul valore della propria civiltà e della storia. 
Alla luce della disillusione, anche i miti passati cadono, trascinando il poeta in una profonda crisi di identità, dove la moglie si configura come unico appiglio, salvezza.


In questo sta la diversità: i genovesi, pur nella desolazione di essere stati ingannati, traditi, non ascoltati, stanno affermando la loro fortissima identità, unendosi e lavorando per riportare il sorriso nella loro splendida città.


Un pensiero, un abbraccio da parte mia a tutti voi.



Foto di Corrado Cordova: il Piccolo Tigro a Genova, un anno fa

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