giovedì 24 marzo 2011

La nube che uccide i sogni


Ieri pomeriggio guardavo i miei figli giocare finalmente in giardino, dopo il rigido inverno piemontese.


La neve ha da poco lasciato spazio a una tenera erbetta verde brillante. I primi germogli, i primi fiori da raccogliere e regalare a mamma, il profumo di terra ancora umida che sa di primavera...

Aladar un po' studiava francese e un po' tirava due calci al pallone con il Piccolo Tigro, letteralmente esaltato per la gioia di poter giocare di nuovo fuori.

Li guardavo, i miei bambini, correre felici dietro al pallone.
Li guardavo con tenerezza e intanto immaginavo il loro futuro, disegnandolo nella mia mente luminoso e sereno e pieno di colori...a quel punto una grande nube grigia, terribile, si è affacciata alla mia mente, spazzando via tutto, colori, profumi, primavera, futuro. Mi sono paralizzata, smettendo anche di respirare a pieni polmoni. Ho pensato a quale futuro, quale mondo lasceremo in mano ai nostri figli; ho pensato ai  genitori dei bambini giapponesi. Io credo che impazzerei, fuggirei per portare almeno loro in salvo. Non è giusto distruggere così il loro futuro, il loro mondo.

Ho guardato il bel cielo blu pensando alla nube, che gli esperti definiscono non pericolosa ma quasi "buona" come l'ha chiamata Beppe Grillo, che probabilmente stava già transitando sulle nostre teste trasportata dalla tiepida brezza primaverile.
Istintivamente, stupidamente mi direbbero in molti, ho fatto rientrare in casa i miei bimbi...non si sa mai...meglio un'ora di sana televisione!



lunedì 21 marzo 2011

Un mondo in rovina


Sono triste. Triste e angosciata.

Come donna, per il ruolo che la donna, troppo spesso accondiscendente, ha nei media e nel sociale in genere. Perché mi rendo conto che le conquiste della donna hanno portato come strascico una sbagliata interpretazione di libertà e femminilità.


Come cittadina italiana, in quanto cittadina di un paese di politicanti buffoni, irresponsabili, arroganti beceri e ignoranti, caricature di se stessi, squallidi personaggi protagonisti di un momento storico che, mi pare di leggere un libro già scritto, sarà definito un giorno come il più decadente della storia moderna.


Come cittadina del mondo, perché non mi spiego come un’azione “umanitaria” possa essere compiuta con le armi da guerra.


Il mio cuore è vicino al coraggioso popolo giapponese, al quale il destino ha inferto un nuovo colpo drammatico. …Ironia della sorte? Il nucleare di nuovo protagonista della sciagura di un popolo, sommato agli eventi naturali catastrofici.


Ma è come mamma che mi sento più angosciata, come mamma di due bambini, di tre e tredici anni.
Quale futuro? Quale mondo avranno?


Ho paura, sono sincera. Paura per quelle radiazioni che arriveranno anche qui, dato che la verità non la sapremo mai. Dicono che il picco di vittime di Chernobyl non sia ancora stato raggiunto e già dobbiamo iniziare un nuovo conto alla rovescia.
Ho paura, ammetto egoistica, per le conseguenze di una guerra che di umanitario non ha nulla, dato che se la Libia non galleggiasse su un mare di petrolio, credo che di quella povera gente non fregherebbe nulla a nessuno, di certo non al guerrafondaio Sarkozy...
E non parlo degli immigrati che arriveranno a fiumi…il buon Bossi, che non perde un colpo per farsi propaganda e che proprio non ce la fa a guardare un centrimetro oltre al proprio naso e purtroppo non conosce la storia, lo sa che un giorno potrà capitare anche a noi, e non sarebbe la prima volta, di dover fuggire dal nostro paese devastato dalla guerra? E purtroppo, dato che non conserviamo memoria alcuna della storia, ce lo meriteremmo anche!

Incollata al tg sky 24, che quantomeno dà le notizie in tempo reale tipo agenzia di stampa e mi pare non sia fazioso, cerco di dare un senso a tutto questo, che ha l’aria di essere una rovinosa caduta “globale”.


Cerco di dare una risposta alle numerose domande del mio figlio più grande. Gli so dire solo questo:


Non fidarti delle apparenze, non credere a chi pare avere la verità in mano, a chi ti dice che se sei con lui sei dalla parte dei vincenti. Che lui è il solo in grado di garantire il benessere, perché lui è uno che ce l'ha fatta, mica è uno sfigato perdente, lui.
Affina il tuo senso critico, è la tua sola salvezza.
Informati, informati e ancora informati. Studia la storia. La storia è la prima maestra.
Asolta tutte le campane, filtra le notizie e fidati del tuo intuito. Impara a usare Internet, ultimo baluardo di informazione libera, chissà ancora per quanto.
Ragiona. Pensa. Rifletti.
Chiediti perché nomi come Santoro, Grillo, Lerner, Travaglio, siano così temuti, attaccati, spesso banditi dalle televisioni: sia questo sufficiente per te per farti drizzare le orecchie. E’ questa, una prima garanzia che, probabilmente, dicono delle grandi e scomode verità.


Sono in pochi, oggi, a dire la verità, pochissimi. Ma ci sono.
Guarda gli occhi di chi parla e diffida di chi basa tutto sull’immagine: non è l’occhialino da studentella secchiona, il taglio di capelli da brava “madamin”e il finto e falso sorriso benevolo (mamma che brividi!) che fanno una brava ministra. Chi ricorre a tali artifici è perché è carente di contenuti.


Non ascoltare chi ti dice che tanto le centrali nucleari le abbiamo in Francia, a due passi da noi che siamo in Piemonte, chiediti perché vogliono le centrali, ora che tutti i paesi più avanzati di noi hanno capito che non è questa l’energia del futuro e hanno fatto marcia indietro (Belgio, Svizzera, …).


Lo sai che le Regioni dove verrebbero costruite sarebbero proprio, a quanto pare, Piemonte, Sardegna e Campania?

Proprio la Campania! Una delle zone più sismiche d’Italia, dove c’è il bradisismo, dove si teme una sorta di big-one dei Campi Flegrei! Ma d'altronde, a chi vuoi che gliene freghi della Campania, dove si muore di cancro grazie ai rifiuti tossici scaricati dalle industrie del nord?  Lo sai che Bacoli, meravigliosa cittadina dei Campi Flegrei, è al secondo posto in Campania per i tumori causati dai rifiuti tossici delle industrie del Veneto? (...Bossi... dove sei Bossi??)
Chi non vuole sentire è sordo a qualsiasi parola. Chi non vuol vedere è cieco. Tu tieni sempre tutti i tuoi sensi all'erta.


Preparati a scendere in piazza per far valere i tuoi diritti. Non stare alla finestra a guardare, come ha fatto la mia generazione!


Non lasciare mai che il più forte eserciti la propria tirannia e difendi sempre i più deboli.

I deboli hanno ragione per definizione. Non ci sono ma né però.Impara un concetto fondamentale: RISPETTO.

Rispetto per le creature di questo mondo, siano essi animali o vegetali. Rispetto per questa terra di cui facciamo parte e che stiamo distruggendo.
Preparati a combattere: ma con l’intelligenza, non con le armi!




La foto è tratta da Il manifesto.it

Link: Freebacoli, il Blog della libera informazione







venerdì 18 marzo 2011

Auguri Papy!

Grandi preparativi, quest'anno, per la Festa del Papà!
Ora che il Piccolo Tigro ha quasi tre anni, ho pensato di coinvolgerlo e di spiegargli che sabato sarà la festa del suo papà...

A parte il fatto che c'ho impiegato mezz'ora a fargli capire che la festa è del suo papà e non sua, quindi il regalino deve prepararlo lui  per il suo papy e non viceversa...
Quando mi pareva avesse metabolizzato il concetto, mi ha elencato tutto trullo una sfilza di regali: brum pompieri...brum viola... brum forte...e non ha mancato di aggiungere Babbo Natale, dato che dal Natale scorso, non passa giorno in cui non gli chieda un regalino.
E non solo, attacca post-it per tutta la casa dove "scrive", a modo suo ovviamente, la letterina a Babbo Natale, gonfia di richieste...vagli a far capire che dovrà aspettare quasi un anno, perché Babbo Natale ora riposa al polo nord...ha finito i soldini...le banche non gli fanno più credito...è caduto in una profonda depressione...

Vabbé, alla fine il concetto è "entrato" e il tigrotto si è messo al lavoro tutto contento e si è apprestato a colorare, con grande impegno, questi bei bigliettini che ho trovato su un sito molto utile, questo.



Il Piccolo Tigro ha scelto il colore rosso per dire al suo papà quanto gli voglia bene...e, con l'aiuto di mamma, ha anche firmato...

Il Piccolo Tigro al lavoro




Direi bellissimo il risultato!




...Sorridi, tigrotto...
Auguri Papy!!!
 A proposito, Auguri a tutti i papà e a tutti i nonni, che sono pur sempre dei papà al quadrato!

venerdì 11 marzo 2011

Donne e veli



Quali e quanti sono i veli che portiamo?
Metaforicamente, velo è anche un modo di essere che non ci appartiene, che la società o la famiglia ci hanno imposto. Può essere anche l'isolamento, la solitudine, i tabù che non riusciamo a scrollarci di dosso.
Uscire sempre e solo in auto, senza mai passeggiare, incrociare altri sguardi, comunicare con gli occhi o con il sorriso, costituisce un velo di isolamento.
Fino all'estrema tirannia...il "burqa".

Questo è stato il tema di uno spettacolo presentato ieri sera nel teatro della mia cittadina, da un gruppo teatrale di Torino, l'Alma Teatro, dal titolo "Chador e altri foulards".

Uno spettacolo molto bello e uno spunto di riflessione...
E' meglio sentirsi le regine di uno spazio limitato come la casa, con ruoli ben definiti, o stare nel mondo?
...Com'è possibile che la donna col velo sostenga che solo così si sente protetta, rispettata, libera di essere se stessa?

Quante volte, noi occidentali "emancipate", guardiamo dritto negli occhi chi incontriamo per strada?
Poche, a pensarci.
Perché, se guardiamo un uomo negli occhi per più di tre secondi, penserà sicuramente che "ci proviamo", oppure "che cavolo vuole quella", oppure "m'ha guardato, mo' ci provo che ci sta di sicuro".
Quindi, sguardo fisso davanti a noi e mento alzato. Niente sorrisi, nessuna comunicazione. Tanti automi che girano per le strade. E, se siamo vestite in modo minimamente provocante, passo sicuro e aria da dura, così da dissuadere qualsiasi potenziale stupratore. Che poi ci dicono anche che l'abbiamo provocato noi.

Chi ha più veli? La donna con il chador o quella che si veste da maschiaccio, perché magari rifiuta la propria femminilità, o quella in minigonna vertiginosa che interpreta il  ruolo della fatalona, o quella che ingrassa a dismisura per dimenticarsi di se stessa? Sono queste le provocazioni lanciate dalle tre brave attrici in scena.
A chi legge l'ardua sentenza.

La cosa bella è che lo spettacolo in oggetto si è svolto in occasione della presentazione di un libro, che ritrae con commovente delicatezza il percorso fatto da donne di diverse culture che si sono incontrate per alcuni mesi nell'ambito di un laboratorio interculturale, il progetto "Penelope".
Da questi incontri sono nati tanti lavori artigianali, tessuti, ricami, gioielli, abiti,...e questo libro, intitolato "Nei nostri panni".


Cucendo, ricamando, disegnando queste donne "che di pretese ne hanno veramente ben poche" sono entrate a poco a poco in intimità, in modo inconsapevole.


"Le scarpine di lana sono nate così. (...)Erano i primi tempi, eravamo ancora incerte, faticavamo a prendere un'iniziativa. Poi sono arrivate Amal e Fatima, con il loro pancione di mamme in erba: fu guardando quei due mappamondi che F. la saggia, quella che ne sa una più del diavolo, tirò fuori da chissà dove un uncinetto (...)
...Quello fu il giorno in cui raggruppammo un filo, lo lavorammo pensando ai nostri figli e per noi stesse, sul serio ma anche per gioco; attraverso quel filo ci raccontammo e un po' più a fondo ci conoscemmo."


Sono questi i miracoli dei nostri giorni. Vedere, ieri sera in teatro, gli occhi che brillavano sui volti di quelle donne. E rincuora pensare che ci sia così tanta gente che lavora per unire e per costruire, mentre il mondo pare andare in senso contrario; la mia amica Pina, nicaraguense, è una di queste, una donna che brilla di luce propria perché il suo cuore è pieno di amore. Lei ti guarda e ti inonda di sole.
"...per esempio, in situazioni di incertezza come queste, lei sa da dove cominciare. Suggerisce e consiglia con quel tono leggero di chi riesce a trovare le soluzioni semplici ai problemi complessi."

Per chi volesse dare il proprio contributo, il libro è distribuito dalla Cooperativa Caracol e dall' Associazione MondoQui 

Le altre associazioni che fanno parte del progetto:
Associazione l'Anello forte di Magliano Alpi
Centro Servizi per il Volontariato Cuneo



Donne con velo: Immagine tratta da google immagini
Nei nostri panni, copertina del libro, tratta da MondoQui

martedì 8 marzo 2011

Un sogno...




La notte scorsa ho fatto un sogno...
Tenevo in braccio una bambina, una neonata, bella, morbida, profumata...e la allattavo.
Ho rivissuto, grazie al sogno, quegli istanti unici e meravigliosi di amore autentico, incondizionato. Momenti che purtroppo volano via troppo velocemente e sono destinati a restare un ricordo per il resto dei nostri giorni.
Quella sensazione di essere l'unica fonte di sopravvivenza della tua creatura, quel desiderio di donare e donarsi che prende vita con il latte che sgorga da te...quegli occhi che ti guardano fin nell'anima mentre la sua bocca cerca il tuo seno con avidità...

Durante la colazione, ancora tutta immersa nelle mie sensazioni, ho voluto rendere partecipe anche PapàC, raccontandogli il mio sogno, tutta traboccante di emozione e di voglia di condividere con lui una sensazione purtroppo preclusa agli uomini.

-Amore.. è stato come rivivere quei momenti...   -segue profondo sospiro-
Lui mi guarda e butta giù  un sorso di té bollente. Mi sembra di vedergli il vapore uscire dalle orecchie.
-Che fai? Ti sei ustionato l'esofago?!? ...Sai amore, non mi capitava più un sogno così da quella volta che sognai il Piccolo Tigro e non sapevo ancora di essere incinta! Quello sì che era stato un sogno premonitore! Ricordi che ti svegliai nel cuore della notte??

Le sue labbra diventano bianche, verdi, mentre continua compulsivamente a spalmare la marmellata di more sulla fetta biscottata integrale che tiene nella mano tremante (sarà mica un inizio di Parkinson?)
Che strano sorriso...sembra che stia barcollando sulla sedia...
Ohhh! E' svenuto!

E' svenuto senza neanche darmi il tempo di raccontargli che la bambina del sogno era la figlia di una mia amica e che io provavo ad allattarla per vedere se avevo ancora latte...
Certo che i sogni son proprio strani...


Foto Corrado Cordova

lunedì 7 marzo 2011

"MINUSCULE"

"MINUSCULE, la vie privée des insectes": produzione francese (Futurikon) del 2005, creato da Hélène Giraud e Thomas Szabo.

Si tratta di splendidi corti realizzati con animazioni in 3D sul mondo degli insettti, in un'ambientazione reale molto ben fatta. Belle le immagini, i colori, i personaggi.  Da morir dal ridere. Uno spasso per i bimbi, ma anche per noi. Delicati e intelligenti. Belle anche le musiche.
Il mio Piccolo Tigro ride come un pazzo con la coccinella che fa le pernacchie ma, devo dire la verità, anche io la adoro...


E' in programmazione su Rai yo-yo alle 7,30 alle 10,35 e alle 16,30 tutti i giorni.
Il sito ufficiale, da vedere, è http://www.minuscule.tv/

venerdì 4 marzo 2011

Come l'acqua



Quando si legge un'affermazione del genere non pò non contorcersi l'intestino:
«Nella scuola pubblica gli insegnanti inculcano principi diversi da quelli delle famiglie»

Strano, non me n'ero accorta, eppure mio figlio frequenta la Scuola Pubblica da ben 7 anni, cioè dalla prima elementare a oggi, seconda media, e se vogliamo aggiungiamo i 3 anni di Scuola Materna.
Il piccolo invece inizierà a settembre la Scuola Materna, rigorosamente pubblica, anche se dalle mie parti si usa iscrivere i figli alla privata (dalle suore) non sempre per scelta ideologica, ma perché "così non ci sono i marocchini".
La reale motivazione per la quale si scelgono scuole private, è molto spesso proprio quella di non trovarci gli stranieri, per il semplice fatto che non se la possono permettere. Via la "feccia" già dai primi anni di vita, così ci ritroveremo con dei futuri adulti, che vivranno in un mondo multietnico, completamente emarginati con la loro puzza al naso e i loro pregiudizi. Amen.

Il nostro autoritario governo vuole dequalificare la Scuola Pubblica per creare un'élite esigua istruita a fronte di una massa deforme e ignorante, facile da abbindolare (niente di nuovo sotto il sole) ma dimentica di dover fare i conti con una società grazie al cielo progredita rispetto a 100 o 200 anni fa.  Quelli che dicono no, che il modello del welfare state l'hanno studiato anche a scuola (nella Scuola Pubblica)  e lo considerano una grande conquista sociale, sono i "comunisti" da combattere, l'incubo, il nemico invisibile di questi  paranoici senza cultura né senso civile né rispetto.

"Nella scuola pubblica gli insegnanti non sono in grado di educare"
Che vergogna. Ovvio, è una provocazione. Una provocazione nei confronti di chi detiene l'arma più pericolosa per la nostra casta regnante: la cultura. La temono, perché non  la possiedono ed è l'unica in grado di far luce sul loro "grande nulla". E allora fuori dalle scatole gli insegnanti della Scuola Pubblica che non si piegano e ancora (per poco) hanno diritto di parola e di opinione.
Questa è repressione!Svegliamoci!
Mi è piaciuto, a questo proposito, l'editoriale di Jovanotti su l'Unità, che riporto qui sotto, e vi invito anche a firmare, come ho fatto io, QUI

L'Unità - 1 marzo 2011 - L'editoriale
Come l'acqua
di Lorenzo Cherubini - In arte Jovanotti

Quando nostra figlia è arrivata all'età della scuola io e mia moglie ne abbiamo parlato e abbiamo deciso: scuola pubblica. Potevamo permetterci di scegliere e abbiamo scelto. Abbiamo pensato che fosse giusto così, per lei. E' nostra figlia ed è la persona a cui teniamo di più al mondo ma è anche una bimba italiana e l'Italia ha una Scuola Pubblica. Sapevamo di inserirla in una realtà problematica ma era proprio quello il motivo della scelta. Un luogo pubblico, che fosse di sua proprietà in quanto giovane cittadina, che non fosse gestito come un'azienda e che non basasse i suoi principi su una dottrina religiosa per quanto ogni religione venisse accolta. Un luogo pubblico, di tutti e per tutti, scenario di conquiste e di errori, di piccole miserie e di grandi orizzonti, teatro di diversi saperi e di diverse ignoranze. C'è da imparare anche dalle ignoranze,non solo dai saperi selezionati. La scuola è per tutti, deve essere per tutti, è bello che sia così,è una grande conquista avere una scuola pubblica, specialmente quella dell'obbligo. Io li ho visti i paesi dove la scuola pubblica è solo una parola, si sta peggio anche se una minoranza esigua sta col sedere al calduccio e impara tre lingue. A che serve sapere tre lingue se non sai come parlare con uno diverso da te?

Il nostro presidente del consiglio dicendo quello che ha detto offende milioni di famiglie e migliaia di persone che all'insegnamento dedicano il loro tempo migliore, con cura, con affetto vero per quei ragazzi. Tra le persone che conosco e tra i miei parenti ci sono stati e ci sono professori di scuola, maestre, ho una cugina che è insegnante di sostegno in una scuola di provincia. Li sento parlare e non sono dei cinici, fanno il loro lavoro con passione civile tra mille difficoltà e per la maggior parte degli insegnanti della scuola pubblica è così. Perché offenderli? Perché demotivarli? Perché usare un termine come "inculcare"? E' una parola brutta che parla di un mondo che non deve esistere più.

La scuola pubblica non è in competizione con le scuole private, non è la lotta tra Rai e Mediaset o tra due supermercati per conquistarsi uno spettatore o un cliente in più, non mettiamola su questo piano... La scuola di Stato è quella che si finanzia con le tasse dei cittadini, anche di quelli che non hanno figli e anche di quelli che mandano i figli alla scuola privata, è questo il punto. E' una conquista, è come l'acqua che ti arriva al rubinetto: poi ognuno può comprarsi l'acqua minerale che preferisce ma guai a chi avvelena l'acqua del rubinetto per vendere più acque minerali. E' una conquista della civiltà che diventa un diritto nel momento in cui viene sancito. Ma era un diritto di tutti i bambini già prima, solo che andava conquistato, andava affermato.

La scuola pubblica va difesa, curata, migliorata. In quanto idea, e poi proprio in quanto scuola: coi banchi gli insegnanti i ragazzi le lavagne. Bisogna amarla, ed esserne fieri.
L'immagine è tratta da google immagini

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