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Il Flamenco ed io

Sara Baras

Tempo fa un'amica, Manu, mi chiese: "Perché ti piace così tanto il flamenco?"
Mi vennero alla mente così tante e forti sensazioni che non seppi risponderle.
In effetti non lo so dire in due parole.

So solo che, da quando ragazzina vidi uno spettacolo di una bailaora di cui non ricordo più il nome, fu amore a prima vista, uno schiaffo in pieno volto, una doccia fredda.
Andai dietro le quinte a chiederle dove insegnasse (mi disse in Emilia Romagna...accidenti così lontano?). Conservai per anni nel cassetto della mia scivania il suo numero di telefono.
In quegli anni di flamenco ce n'era ancora poco qui in Italia, ma questo non mi impedì di informarmi, documentarmi: i film di Carlos Saura, i dischi (allora c'erano ancora i dischi in vinile)...quel 33 giri di mio padre che ho consumato era di Paco Peña...

A vent'anni avevo ormai interiorizzato il sentire di un'arte, ma non avevo gli strumenti per esprimerla.
Quando finalmente trovai un corso di flamenco fu la realizzazione di un sogno, come quando, bambina, convinsi mia madre a portarmi in una scuola di danza classica, primo grande amore.
Iniziai a cercare di apprendere con avidità quegli strumenti che mi avrebbero permesso di esprimere un sentire tanto profondo e interiorizzato.
Ma il flamenco non è semplice.
Per arrivare a possedere e gestire l'arte del baile ci vogliono tanti anni, con la reale possibilità di non arrivarci mai. Per chi non ne fa una scelta di vita ma un hobby, il traguardo resta in genere un miraggio lontano.

E così il Flamenco diventa uno specchio, un misurarsi con se stessa, una sfida.
Passano gli anni, e questo è un vantaggio: il flamenco si balla meglio nella maturità perché si è più ricchi dentro, perché si è inevitabilmente sofferto di più.
Flamenco infatti non è leggerezza o allegria, ma un vero e proprio sfogo emozionale, a volte grido di dolore, lamento. Riecheggiano nel flamenco i canti dei gitani diseredati, poveri, disperati, costretti a nascondersi perché perseguitati. La forza del flamenco è questa. La forza della cultura di un popolo.

Un Blog titola un post così 
 Flamenco: la música del dolor y la persecución

Passano gli anni, dicevo. Tante volte sono stata costretta ad allontanarmi ma sono sempre tornata, un po' come si torna da un amante lontano che un po' ami e un po' odi. Lo vuoi lasciare perché è vero che ti dà tanto, ma ti fa anche soffrire e non sarà mai tuo fino in fondo. 
E ogni volta in cui ritorni, la passione è più forte ancora, nonostante gli anni in più, gli impegni in più, i figli in più...

Con nuova e rinnovata passione mi sono ritrovata così ogni volta ad avere qualcosa di nuovo da "raccontare" ed ho anche imparato ad accettare i miei limiti. Non importa se non so zapateare come Sara Baras, non importa se la vuelta quebrada non la imparerò mai, non importa se ad ogni golpe la sciatica mi dà una scossa lungo tutta la gamba.
A quarant'anni, finalmente, ho imparato a godere appieno del flamenco, a sentire le emozioni fin nel profondo dell'anima...e questo è, secondo me, "bailar".


Per chi fosse interessato, vi allego il link di un sito molto interessante che raccoglie interviste a tantissimi artisti del panorama flamenco.
Un'intervista in particolare mi sta a cuore, quella a Simona Di Spirito, mia adorata maestra e grande bailaora:

Commenti

  1. Come mi riconosco in chi ha forti passioni, anche se diverse dalla mia! Questo post emana calore ed energia, emana amore, emana vita!
    Un abbraccio forte, cara amica!

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  2. Poco fa stavo leggendo un blog di poesie in spagnolo, poi sono passato sul tuo blog e l'ho sentito pervaso della stessa anima. E' un grande ballo, non so ballare ma me lo riservo per la prossima reincarnazione.
    cio buona pasqua

    RispondiElimina
  3. Capisco le tue parole perfettamente perchè adoro ballare, anche se non ho mai ballato flamenco, ed ora che ho avuto il piccolo e sono rimasta ferma per un po' di tempo mi sembra che mi manchi qualcosa.
    Quello che dici assomiglia tanto a quello che provo io nel tango.
    Mai smettere di ballare mi raccomando! Balliamo fino a che le nestre gambe ci reggeranno e il nostro cuore sentirà la musica!

    RispondiElimina
  4. Grazie caro Zio Scriba, un abbraccio a te, grande e autentico artista.

    ...ciao Francesco, bello pensare già alla prossima vita...e io che farò?! Mah...

    Ciao Cindry, anche il tango mi affascina moltissimo, nonostante non lo sappia ballare. Brava, non bisogna smettere. Mai. E' la nostra forza. Un abbraccio!

    RispondiElimina
  5. c'è una grandissima energia in questo post, si sente che il flamenco ce l'hai dentro!!!

    RispondiElimina
  6. @Turista...Eh sì, c'è...purtroppo manca il tempo per dedicarmici, ma cerco di accontentarmi e di godermi appieno quello che posso fare.
    Ciao!

    RispondiElimina
  7. cavolo che bello avere una passioe così forte e viscerale... ti capisco... la danza è davvero un'arte straordinaria!
    emme

    RispondiElimina

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Grazie per i graditi commenti, ma grazie soprattutto per aver avuto la voglia di leggermi...

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