sabato 26 giugno 2010

Il CONTEST di Mamma Simo

foto Corrado Cordova

Quando l'universo ci ascolta...ecco che accadono le cose più belle.
Un paio di giorni fa ho scritto a Lidia Castellani, l'autrice di "Mamma senza paracadute" e del nuovo libro "Il corpo non sbaglia", in libreria dal 17 giugno.
Le ho scritto quanto mi sia piaciuto il suo libro Mamma senza paracadute, nonché quanto mi piacerebbe organizzare nella mia cittadina un incontro con noi bloggers, in occasione del quale lei presenterebbe i suoi libri, approfondendo le tematiche al femminile attorno alle quali essi si sviluppano.

Non dico l'emozione quando, la mattina successiva, ho aperto la posta elettronica e c'era la sua risposta: sarebbe felice di poter incontrare noi bloggers, e di conoscere le opinioni di noi lettrici.



Un romanzo sull'amore violento, che arriva a uccidere, sull'assurda propensione femminile ad accettare relazioni fondate sull'infelicità scambiata per amore. Ma anche un inno alla capacità delle donne di ricominciare. Sempre.
Un romanzo-denuncia della violenza sulle donne, un inno alla vita contro il virus degli amori infelici.




"Questo libro, che ho deciso di scrivere dopo averlo inutilmente cercato in mezzo ad altri libri, è dedicato alle donne che lavorano e hanno figli. E che si sentono in colpa verso i figli perchè lavorano. E verso il lavoro perchè hanno figli. E' dedicato alle mamme che rimangono a casa con i bambini. E che per questo si sentono in colpa verso se stesse e verso i bambini. E a tutti gli uomini, che per non sbagliare movimento, continuano a stare fermi." (Lidia Castellani)





Ecco quindi com'è nata l'idea del mio CONTEST :
un'occasione per confrontarci su temi a noi cari


LE REGOLE

1)   Chi può partecipare? Tutti. Non solo mamme e donne bloggers, ma anche uomini. Anche chi non ha un blog. Chiunque abbia voglia di leggere o abbia già letto uno o entrambi i libri di Lidia e desideri condividerne le impressioni.

2)   Postate sul vostro blog impressioni e commenti sul libro letto, intitolando il post con il titolo del libro con il link al sito http://www.lidiacastellani.com/.

3)   Copiate e incollate sul vostro post la foto del contest e il link a questo post.

4)   Con un commento a questo post, comunicatemi l'avvenuta pubblicazione e relativo link del vostro post.

5)   Per chi non ha un blog, può scrivere qui nei commenti il suo contributo e parteciperà (purché non anonimo).

5)   Scadenza: 29 agosto 2010.

IL PREMIO

Un libro di Lidia Castellani o, nel caso la vincitrice/vincitore sorteggiata/o avesse già entrambi i libri della scrittrice, un altro libro sul tema "donna".  I post non verranno valutati o giudicati, si effettuerà un semplice sorteggio tra tutti i partecipanti.
Ovviamente l'obiettivo per me principale è realizzare l'incontro/confronto con la scrittrice, che spero di riuscire a organizzare per il mese di settembre.

Estate e ferie...quale migliore occasione per leggere un bel libro?
E quale migliore occasione per raccontare e raccontarsi attraverso le emozioni e riflessioni suscitate da una lettura?

Questi sono alcuni commenti su Mamma senza paracadute tratti dal sito http://www.lidiacastellani.it/:
Alessandra Casella, (attrice e giornalista culturale): “La Castellani mi ha dato le parole che cercavo per descrivere quello che succede con la maternità.”
Maria Rita Parsi, (psicoterapeuta e giornalista) “Questo romanzo è il paracadute di cui tutte le donne sentivano il bisogno.”
Angela Finocchiaro, (attrice) “Leggendolo mi sono divertita e commossa allo stesso tempo.”
Monica Ruffato, (antropologa) “Dire ‘complimenti mi è piaciuto il libro,’ è poco. Ha colto ciò che stavo vivendo, le domande, le inquietudini, i tentativi di risposta. Particolare: in cinque righe ha descritto il parto come nessuno è mai riuscito. Brava!”
Vittorio Introcaso, (giornalista) “Un libro che dovrebbero leggere tutti gli uomini!”

...Ora tocca a noi !!!

lunedì 21 giugno 2010

I miei libri...e la mia stanza della lettura


Nella stanza dedicata alla lettura, questi sono solo alcuni dei tanti libri iniziati o "iniziandi", che purtroppo, a causa dello scarso tempo a disposizione,  resteranno lì ancora per molto tempo.
Alcuni seri, alcuni allegri, altri già letti ma talmente belli da volerli rileggere...eccoli, mi aspettano...chissà se con le ferie riuscirò finalmente a leggermeli tutti.

Il primo lo sto leggendo (da mesi) ed è quasi finito: Mamma senza paracadute di Lidia Castellani. Bellissimo, mi ha fatta ridere, piangere, commuovere. L'unica volta in cui sono riuscita a gustarmelo e a leggerlo per più di mezz'ora di fila è stato nella sala d'aspetto del dentista, provvidenzialmente in ritardo con il precedente paziente. Ora che lo finirò mi verrà voglia di ricominciare daccapo, dato che è passato troppo tempo.

Poi c'è Il popolo degli abissi di Jack London. Libro introvabile, consigliatomi da un amico di blog, Robydick. Son riuscita ad ordinarlo on line alla casa editrice Robin ed è lì, in cima alla pila, che mi attende da mesi ormai. Il libro affronta tematiche sociali di grande attualità, nonostante sia stato scritto nei primi anni del '900.

Scendendo nella pila, un classico, L'isola di Arturo di Elsa Morante, riacquistato per la terza o quarta volta, dopo averlo imprestato (e perso). In realtà l'ho comperato per farlo leggere a mio figlio, il quale mi ha già detto: "Visto che ti piace, perché non me lo leggi tu??". L'idea in fondo non mi dispiace, avrei voglia di rileggermelo.
Inoltre quest'anno andremo, come tutte le estati, a trovare zia Lina all'Isola di Procida. Bella, magica isola, lontana dal lusso di Capri o Ischia, dove è ambientato il romanzo in oggetto.
A detta degli abitanti di Procida, la casa di zia Lina sarebbe proprio quella descritta dalla Morante, la Casa dei guaglioni dove viveva Arturo Gerace.
"Dal tetto della casa, si può vedere la figura distesa dell'isola, che somiglia a un delfino; i suoi piccoli golfi, il Penitenziario, e, non molto lontano, sul mare, la forma azzurro-purpurea dell'isola d'Ischia. Ombre argentate d'isole più lontane. E, a notte, il firmamento, dove cammina Boote, con la sua stella Arturo."

Frida Kahlo di Rauda Jamis è una biografia bellissima. L'ho già letto ma lo voglio rileggere al più presto. Mi ha fatto entrare Frida nel sangue. Una donna e un'artista eccezionale.

I guardiani della notte di Jorge Amado. Dopo Gabriella garofano e cannella, me lo devo leggere a tutti i costi. Un libro esotico da portarmi in vacanza, forse sarà la volta buona.

S.O.S. TATA : guida per genitori. Tanti consigli di buon senso, che spesso dimentichiamo, pur dandoli per scontati. Acquistato da PapàC in un momento di euforica esaltazione paterna. Ha ispirato la mia "etichetta" SOS MAMMA...Da leggere "al bisogno".

Ultimo libro da leggere "al bisogno", una sorta di manuale. Amaroli, l'Acqua di Vita, lo tengo sempre pronto, per ogni evenienza. Me l'ha regalato una cara amica. Che cos'è Amaroli?
Come dice la Chiabotto..."plin plin!".
Certo, proprio quella. Urinoterapia. Ogni mattina ti bevi un po' della tua "plin plin" e puoi anche far a meno dei medici. Pare sia miracolosa. Guarisce da ferite, ustioni, diabete, hi più ne ha più ne metta ed è anche un ottimo cosmetico antinvecchiamento. Puzza solo un po'...
Non ho mai avuto il coraggio di bermela, ma non si sa mai. Mali estremi, estremi rimedi.
Tempo fa il mio Piccolo Tigro mise la manina in una tazza di cioccolata bollente. Aveva le estremità delle dita viola e urlava. La mia amica, provvidenzialmente a casa mia, (l'amica che mi ha regalato il libro) mi disse di immergere la manina nell'urina. Se non fossi stata spaventata a morte non l'avrei mai fatto. Ho fatto "plin plin" in un bicchiere di plastica e vi ho immerso la manina. Che sia quello o no, dopo un'ora era tutto scomparso. La manina perfetta. Come non fosse successo nulla.

Ah, dimenticavo...vi allargo il campo sulla mia sala lettura, nel caso non vi fosse chiaro il motivo per cui dedico solo piccoli ritagli di tempo alla lettura...ma più di così non mi è possibile...meglio di niente, no??


Testi citati:
MAMMA SENZA PARACADUTE - Lidia Castellani - Ed. TEA
IL POPOLO DEGLI ABISSI - Jack London - Ed. ROBIN
L'ISOLA DI ARTURO - Elsa Morante - Ed. EINAUDI
FRIDA KAHLO - Rauda Jamis - Ed. TEA
I GUARDIANI DELLA NOTTE - Jorge Amado - Ed. GARZANTI
S.O.S. TATA - Renata Scola, Francesca Valla - Ed. KOWALSKI
AMAROLI L'ACQUA DI VITA - Dr. Christian Tal Schaller - Ed. BIS

mercoledì 16 giugno 2010

Incontri da spiaggia

Mamma Simo, il Piccolo Tigro, Aladar e PapàC in week end al mare.
Euforica Mamma Simo, che nella casa al mare ritrova i profumi della sua infanzia e giovinezza, saltellante e gioioso il Piccolo Tigro, ansioso di andare dai "pessi" (trad. pesci), perennemente incavolato Aladar in piena crisi adolescenziale (così presto?), e infine PapàC che, pur non amando la vita di spiaggia, se n'è fatto una ragione, armato di macchina fotografica e obiettivi vari dal peso complessivo di una ventina di chili circa tutti a carico della sua spalla destra.

Sul lungomare gli ultimi "indispensabili" acquisti: braccioli per il Piccolo Tigro, maschera per Aladar (giusto per strappargli un sorriso), infradito par papy e mamy che si romperanno prima ancora di essere arrivati in spiaggia - Visto che dovevamo comprare quelli più cari? -, retino per prendere i "pessi", palette secchiello formine.



-Amore, li vuoi anche tu gli infradito? Togliti 'ste "OLSTAR" per favore...e anche i calzini, dài...-
-No, non rompere, tanto io in spiaggia non mi spoglio. -
-Me lo spieghi che cos'ha di così interessante il tuo cellulare, che non hai ancora tirato su lo sguardo da quando siamo partiti?-
-Sempre più interessante di VOI-
-Voi chi?-
-Tu, quel noioso di C. e quel rompiscatole schizofrenico del Piccolo Tigro-
-Senti bello, perché non te ne sei stato con quel brillante di tuo padre, visto che NOI siamo così noiosi?-
-...Mammina...-
-Cosa vuoi-
-M-I-V-U-O-I-B-E-N-E-???-
-Certo che ti voglio bene, ma cerca di essere un po' più sociale, fallo per mammina tua...-

Arriviamo in spiaggia. Passeggino parcheggiato, sdraio più lettino più ombrellone, togli pannolino, metti costumino, cremina, cappellino. Pronti via.
Iniziano le corse verso il bagnasciuga a prendere l'acqua: questa volta non mi freghi, ti riempio tre secchielli più l'innaffiatoio. Appena ritornati alla sdraio, li rovescia tutti e tre, anzi tutti e quattro.

foto Corrado Cordova

La pressione di Mamma Simo, già normalmente bassa, sta rovinosamente scendendo a pochi centimetri da terra.
Anche alzarsi è un'arte: mai troppo velocemente, con calma e con una pausa a metà, tipo c'ho la schiena bloccata. PapàC mi guarda sconsolato. Un giro io, un giro lui.

Nei vari pellegrinaggi sdraio-bagnasciuga vedo una vecchia conoscenza.
Lettino vista mare, praticamente in acqua, una di quelle belle signore di mezza età, sempre abbronzate da far invidia: che tu le veda a maggio, giugno, luglio o agosto, sono nere come la pece. Secondo me se uno andasse a dicembre, le troverebbe lì sul lettino tutte abbronzate. Rossetto rosso, fascia nei capelli, bikini giallo sole, resistono su quel lettino dalle 8 del mattino alle 6 di sera. Mai una doccia, un bagno in mare, mai due passi in acqua.
Ma come cavolo fanno? Non svengono? Non si disidratano? Perché per tutta la giornata parlano, ridono, leggono, dormono e non bevono, non mangiano, NON SUDANO!

Mi avvicino, in tutta la mia bianchezza catarifrangente, tipica della "prima volta" al mare, con le chiappe a mozzarella e la disinvoltura di chi si sente terribilmente fuori posto, per salutare la bella signora che sta allegramente chiacchierando con la bella e bionda "madamin", sua vicina di lettino bordo mare.

-Buongiorno Signora, si ricorda di me?-
No, non si ricorda, lo sapevo...ma sono cambiata così tanto, che nessuno mi riconosce mai?
Le spiego rapidamente chi sono...
-SIMONA!! Ciao!! Ma come stai? Sei uguale a quando eri ragazzina, che bella che sei! E questi sono i tuoi figli? Complimenti!-
...Certo, proprio uguale, talmente uguale che ci hai messo cinque minuti a riconoscermi. Lei sì che è sempre uguale, accidenti. Son passati vent'anni e sembra che si sia mummificata, su 'sto lettino.

Le riassumo in pochi minuti la mia vita, i due matrimoni e rispettivi figli, non sto a dire che l'attuale PapàC è compagno e non marito, è troppo lunga, il lavoro, sì lavoro con mio padre, sì a cento metri da casa, beh è una fortuna per la comodità ma in effetti mi sembra che tutta la mia vita si svolga nel raggio di 100 metri. Lei mi racconta di suo figlio, di nipoti e parenti vari.
La madamin di fianco a lei ascolta tutto e sorride benevola e dal mio cognome capisce che sono la figlia di...e conosce mio padre mia zia e tutti i miei antenati e anche la mia collega più anziana. Cazzarola, manco al mare riesco ad essere in incognita.
Saluti e convenevoli e complimenti. Arrivederci al prossimo week end. Tanto loro saranno lì fisse sul lettino fino alle prime piogge di settembre.

Sono grata alle due Signore per tutti i complimenti, anche se non proprio sinceri...tutto 'sto bel fisico post gravidanze non lo vedo...anzi mi sento ancora avvolta da quell'alone burroso del dopo gravidanza. Ma sono già passati due anni! Beh, ma i miei tempi sono questi, mica sono come la Briatora io, anche con la prima gravidaza ci ho messo tre anni a tornare come prima, eppure avevo dieci anni in meno!

Sono allegra, ci voglio credere al bel fisico, mi fa star bene.
Però...io leggo il LABIALE.
Quella lì, seduta in seconda fila, dice: "Che bei bambini, e guarda NE ASPETTA UN ALTRO!"
Primo, io non aspetto un bel tubo di niente, sarai tu che aspetti un bel ceffone in pieno volto. Secondo, mi spieghi perché è pieno di pance un po' abbondanti e solo io sembro incinta?

Disperata corro da PapàC:
-Lo vedi, anche quest'anno sembro ancora incinta! Anche col costume intero di due taglie in meno che mi schiaccia la pancia, anche se la tengo sempre indietro che porca miseria mi manca il fiato, mi spieghi perché??! -
-Ma no, amore, avrai capito male, figurati se ha detto quello! Stai benissimo!-
-Non è vero. Sono un cesso. Quei cavolo di addominali si sono sfrantumati, hanno fatto il giro dietro la schiena. L'aveva detto l'ostetrica, che con la diastasi dei retti addominali  (che brutto nome) non c'è niente da fare. Solo l'intervento chirurgico.-
Aladar: -Mamma rassegnati. Non tornerai mai più come prima. Eh eh...merito mio che sono nato di 5 chili e del Piccolo Tigro che t'ha dato la botta finale, con i suoi 4 chili e due...Siamo dei grandi, batti un cinque Tigro!!
E il Tigrotto gli batte anche il cinque.
PapàC: -Amore, forse sei solo un po' gonfia.-
-Ah, sono un po' gonfia? Vorrei vedere te, se andassi in bagno una volta ogni tre giorni! Eppoi sono nervosa e c'ho la colite. Basta. Da domani addominali. E non mangio più. Capito? NON MANGIO PIU'. La chirurgia plastica no. Manco morta.
Andiamo al bar che mi mangio l'ultimo croissant.-


martedì 8 giugno 2010

Mi chiamarono Simona come "Simone de Beauvoir"

Le nuove femministe.

Sono nata nel 1970. 
Ho respirato, ancora nella pancia della mia mamma, gli ultimi venti sessantottini, ho ascoltato, attraverso il liquido che mi avvolgeva e attutiva i suoni esterni, i discorsi rivoluzionari e femministi che avrebbero cambiato il mondo.
In un primo tempo dovevo chiamarmi Lara, come la Julie Christie del Dottor Zivago, poi un lampo di genio ha suggerito ai miei genitori che il nome Lara forse ricordava più un pappagallo che la bella protagonista del film.
Grazie al cielo, perché non ho proprio nulla in comune con la bionda ed eterea Lara; probabilmente ho più cose in comune con un pappagallo.

La scelta del mio nome è pertanto ricaduta su Simona, in onore a Simone de Beauvoir. E che onore! Impegnativo, non c'è che dire. Ne sono sempre andata fiera, da quando mia madre mi citava frasi dal libro "Lo spirituale un tempo", ed io avevo solo nove anni.

Anch'io avrei sposato la causa femminista, sarei scesa nelle piazze, avrei combattuto per i diritti delle donne. Non mi sarei ridotta come mia madre, a pulire, cucinare e vivere nell'ombra del marito.
Lei, mia madre, parlava di femminismo ma lucidava ogni mattina le scarpe a mio padre, gli sceglieva il vestito, la camicia, la cravatta i calzini e li appoggiava accuratamente sul letto. Il marito era il primo a essere servito a tavola e guai se fosse rientrato una sera a casa e la tavola non fosse stata apparecchiata.

Su questo substrato socio culturale, sulla confusione che creavano in me idee rivoluzionarie che si appoggiavano su una realtà convenzionale, ho costruito l' immagine di me stessa, di quella che sarei voluta diventare.
Polemica e incavolata lo sono diventata. Iper critica pure.
...Ci ho anche il compagno compositore, mentre Simone amò Sartre, filosofo e Nelson Algren, scrittore. Non cambia mica poi tanto...
Fine. Che cos'altro ho in comune con Simone de Beauvoir e con il vecchio movimento femminista? Nulla.

*Passo la mia vita a lavorare e fare la casalinga e la seconda opzione mi appartiene più della prima.
*Con straccio per la polvere nella sinistra e spray Stanhome nella destra mi sento più realizzata che nel ruolo di donna-lavoratrice.
*Sono rientrata al lavoro dalle due maternità piangendo. Un giorno in più con i miei cuccioli vale più dell'oro.
*Mi piace il lavoro ma non me ne frega niente della carriera. Sono una donna in corriera.
*Con il Folletto in mano mi sento wonder woman.
*A tavola servo istintivamente prima PapàC, poi il figlio maschio maggiore, poi arrivo io.
*Il cibo più buono, la fetta migliore di anguria, l'albicocca più matura li servo sempre agli uomini di famiglia, cioè tutti eccetto me.
*Nella tazzina del caffé ne metto di più a PapàC.
*Quando gli stiro le camicie mi gaso come una bertuccia perché tutti diranno "Come lo tiene ordinato la sua compagna!"
*Quando va in giro come un buzzurro gli dico: "Cambiati subito quella camicia e quei pantaloni mosci! Che figura mi fai fare??"
*Pulisco quotidianamente la tazza del water imprecando, invece di insegnare a mio figlio a far pipì da seduto se proprio non riesce a indirizzare il getto nel buco.
*Spero che i miei due figli maschi si sposino con delle brave e serie ragazze, che vogliano loro bene e siano brave donne di casa, casalinghe e mamme senza grilli per la testa.
*La penso come mia nonna, che quando sono nati entrambi i miei figli ha esclamato: "Che fortuna che sia maschio, avrà una vita più facile. Noi siamo nate per soffrire."
*Faccio la stessa vita che ha fatto mia nonna. In più, lavoro in ufficio.
*Non lucido tutti i giorni le scarpe a PapàC. Infatti mi sento in colpa.
*Se quando arriva PapàC la sera la cena non è pronta, mi sento una merdina.

Prima di dirmene quattro, prima di fermarvi alle apparenze, ditemi se non capita anche a voi la stessa cosa. In tutta sincerità. Magari inconsciamente.
Sarà colpa di secoli di retaggio culturale, di atteggiamenti e abitudini ereditate dalle nostre nonne e mamme insieme alla predisposizione alla cellulite, sarà che siamo molto mamme e mogli italiane e poco europee...
Che ne so. Siamo fatte così. Ma non siamo mica fatte male!

In casa siamo forse un po' antiche, realizzate nei panni di mamme super affaccendate. Ci piace sentirci importanti facendo sentire importante il nostro compagno. Abbiamo sostituito la camicia da notte in lino che portavano le nostre nonne con il pigiamone felpato e mai scenderemo a patti con noi stesse, adeguandoci allo stereotipo della donna in camicia da notte sexy.
Abbiamo capito che femminismo non significa necessariamente mortificarci nella nostra femminilità, che compiacere i nostri uomini, esigendo però rispetto, non vuol dire essere sottomesse ma è un modo per dimostrare il nostro amore.
Abbiamo capito che stare a casa con i nostri bambini è un sacrosanto diritto, come lo è il poter tornare al lavoro senza venir penalizzate.

Se si tocca il tasto "diritti della donna", "pari opportunità", "mercificazione del corpo femminile" eccetera, siamo delle belve. Ci incavoliamo con quella "ministra" che non ci piace per niente e difendiamo come leonesse inferocite i nostri diritti riguardo alla maternità.

Non potremmo essere quelle che siamo, se prima non ci fossero state loro a scardinare radicalmente la preesistente società.
Grazie a loro, noi oggi possiamo costruire nuovi equilibri anche ripristinando vecchi valori. Grazie a loro abbiamo una nuova e forte consapevolezza. C'è ancora molto da fare, e noi ne abbiamo la capacità e la forza.
Siamo noi le nuove femministe in pantofole. Tremate...tremate...le streghe son tornate!

Nella foto, tratta da Google Immagini, Simone de Beauvoir

lunedì 7 giugno 2010

Quando Papy è una mamma migliore di Mamy...

PapàC ed io siamo perfettamente intercambiabili. Tutto al 50 %.
Una fortuna per noi, che non dobbiamo ricorrere ad asili nido o a baby sitter a tempo pieno. Grazie al mio part-time e al suo lavoro di insegnante e musicista, riusciamo a gestirci il Piccolo Tigro senza ricorrere a nessuno, a parte qualche sporadica mattinata con la baby sitter, che il piccolo oltretutto adora.

PapàC ed io non abbiamo un istante di tregua: lui è operativo la mattina, io il pomeriggio. Passeggiata, bicicletta, giostrine, pranzo e nanna con Papy e alle 14,30 ci passiamo il "testimone" in corsa, io arrivo lui parte, battiamo un cinque e un bacio al volo e comunichiamo tra noi solo più tramite sms, per trovarci la sera dopo le 20 a cena e, quando arriviamo a conquistare l'agognato divano, tempo cinque minuti russiamo profondamente.

E' un compromesso a volte faticoso, ma ampiamente ricompensato dalla serenità che traspare dallo sguardo del Piccolo Tigro.
Ma qualche risvolto controverso, per Mamma Simo c'è...

Ore 19,30: il Piccolo Tigro è a tavola e mangia il suo bel passato di verdura, mentre gli leggo il solito libro degli animali, senza il quale non riesco a falo mangiare.
-Guarda che bello il leone! Aaamm!- Boccone. -Guarda l'elefante, che proboscide lunga! Aaaamm!- Boccone.
L'importante è non perdere il ritmo.
Questa sera ho un asso nella manica, un nuovo libro che lo farà impazzire: tutti gli animali con i relativi cuccioli. Mamma mucca e il vitellino, mamma gallina e i suoi pulcini, e via di seguito.


Il Piccolo Tigro è interessatissimo al nuovo libro e apre la bocca senza fare una piega.
-Guarda amore, mamma coniglia e i suoi coniglietti! Mamma e Tato, hai visto?-
-No mama-tato: papà-tato!-
Va bene, è verosimile, come fa a distinguere una coniglia da un coniglio? Ci riprovo.


-Guarda amore, mamma volpe e i suoi volpacchiotti!-
E' lampante, mamma volpe è femmina, non possono esserci dubbi. Volpe, la volpe: nome comune di animale, femminile, singolare.
-No mamà!! Papà-tato!!-

I dubbi ora vengono a me: e se mi avesse sostituita? E se PapàC fosse una mamma migliore di me??
Come dare torto al Piccolo Tigro, lo sceglierei anch'io PapàC. Paziente, dolce, equilibrato. Mica schizzato  isterico e nevrotico come me.
Sì, però sono io che ti ho portato nella pancia nove mesi, allattato per otto, sono io la MAMMA!!!

Il Piccolo Tigro continua imperterrito: Papà scimpanzè e Tato, Papà lupo e Tato, Papà tigre e Tato.
Sono ormai depressa come una mamma vongola saltata in padella, quando il piccolo esclama:
MAMA' - TATO!
Sono sollevata, allegra, felice perché questo significa che non ho perso il mio ruolo di madre, nutrice, punto di riferimento:
-Dài amore, fammi vedere mamma e tato!-

Il suo ditino mi indica con dolcezza una bella grassa mamma con il suo cucciolo. Inequivocabile. E' una mamma. Ma anche la volpe la scimmia la foca la mucca erano inequivocabilmente mamme...

Perché mi identifica proprio con questa?!?

giovedì 3 giugno 2010

Volersi bene...



Il timore che un cane possa far del male a un bambino è addirittura ridicolo; molto più giustificata è, semmai, la preoccupazione opposta, che cioè il cane si lasci troppo strapazzare dai bambini, contribuendo così a educarli a una totale mancanza di riguardo nei suoi confronti.
Konrad Lorenz, E l'uomo incontrò il cane, 1950


foto Corrado Cordova

LinkWithin

Related Posts with Thumbnails