giovedì 9 settembre 2010

Mamme e lavoro

Ricevuto e pubblicato.
Quanto segue mi è stato mandato via mail da Sonia, assidua lettrice del mio blog nonché cara amica. Sonia partecipa al mio contest...grazie Sonia e complimenti per quanto hai scritto, che sottoscrivo in pieno!



"Mamma senza paracadute" ovvero "come si affronta la maternità al giorno d'oggi".
Il libro tratta la storia di una madre, ironia della sorte, privilegiata: non fa parte infatti ne’ delle schiera delle cosiddette lavoratrici atipiche, quelle che all'annuncio di una maternità perdono il posto di lavoro, ne' di quelle che devono rientrare allo scadere dei famosi 3+2 (o 4+1 per chi può andare avanti fino all'ottavo mese), costringendo il bambino ad uno svezzamento precoce nonché ad una innaturale separazione dalla madre; nemmeno fa parte di quelle donne che un lavoro non ce l'hanno e per le quali dunque non c'è altro che la magra soddisfazione di avere la precedenza, spesso sudata, alle casse del supermercato o il posto assegnato in autobus, e comunque finché c'è la pancia, perchè quando giri con un bimbo di pochi mesi è tutto un coro di 'ma così piccolo!', 'ma non è troppo presto?', 'ma non avrà freddo?' però poi incontrare un'anima pia che ti faccia passare davanti, così puoi andare ad allattarlo, è più difficile che vincere al super enalotto...

La protagonista ha un lavoro come giornalista nella redazione di una rivista, ha un compagno, ha superato i trenta e ha una schiera di amiche e colleghe, molte delle quali single. Leggendo le pagine del racconto, che scorrono veloci, non si può fare altro che ritrovarcisi: i pensieri che inevitabilmente ti assalgono quando scopri di aspettare un bambino, quelli dolci e impauriti della mamma che è in te, e dall'altra parte l'impatto con la realtà sociale in generale, e lavorativa in particolare.

Sono passati decenni da quando la De Beauvoir scriveva sulla condizione femminile, eppure a volte si ha l'impressione che non sia cambiato nulla: la donna si ritrova ancora a dover scegliere tra carriera e famiglia, mentre dati ISTAT dicono che in Italia è solo una minoranza dei padri quella che usufruisce del periodo di congedo parentale. E' socialmente accettato che sia così per l'uomo, mentre la donna che sceglie di seguire i figli nel periodo pre-scolastico è considerata una perdente, perché ci si aspetta che sia così brava da riuscire ad essere moglie-madre-lavoratrice perfetta tutto contemporaneamente, tipo Wonder Woman.

Quando per la prima volta mi sono scontrata anche io con la realtà di una legge che, con buona pace della Gelmini, è decisamente restrittiva rispetto alle esigenze di una neomamma, è stato come andare dietro le quinte di uno spettacolo visto migliaia di volte per scoprire qual è realmente il mondo delle mamme oggi:e il paradosso che esiste è mirabilmente riassunto da un sito creato per “aiutare” le mamme lavoratrici, alla cui home page ero andata speranzosa, per poi scoprire con somma delusione che aiuta le mamme a non sentirsi in colpa se devono rientrare al lavoro! Come dire che il problema è la mamma che si sente in colpa, non la legge che la costringe a rientrare al lavoro troppo presto.

E' una tecnica vecchia, una trappola in cui si rischia di cascare se non si ascolta il proprio cuore, liberi da condizionamenti esterni: un po' come quando ti convincono che se lavori 'solo' otto ore sei uno sfigato, a differenza dei tuoi colleghi che stanno in ufficio fino a sera, come se fosse importante solo la quantità e non la qualità, e a chi interessa se poi dopo qualche anno la famiglia è andata a rotoli...

Abbiamo perso il senso del limite: c'è un tempo per il lavoro, c'è un tempo per la famiglia, c'è un tempo per se stessi, c'è un tempo per gli amici, per i viaggi... c'è un tempo per vivere e sentirsi vivi. Ed essere mamma ti fa sentire viva, come non mai: è una sensazione meravigliosa che non dobbiamo permettere che nessuno sminuisca.

La protagonista si scontra anche lei con il mondo del lavoro, con l'ipocrisia dei tuoi superiori che mentre ti fanno le congratulazioni e si rallegrano con te, dall'altra parte pensano 'No, proprio adesso!' e intanto cercano mentalmente qualcuno a cui dare il tuo posto, magari non solo temporaneamente... i colleghi la cui invidia perchè 'tu stai a casa' cede il passo ad una lotta per accaparrarsi i tuoi spazi... In tutto questo devi sentirti anche frasi del tipo 'Ah, che bello, stai a casa un po' di mesi...'

Parliamone.

Fare la mamma è un lavoro. Punto. Basta con queste sciocchezze: un bambino deve essere seguito dai propri genitori e nessuno li può sostituire nei primi due- tre anni di vita.

Il racconto offre uno spaccato di vita di una donna che oggi si trova a diventare mamma ed è facile leggendolo capire come sia diverso dall'essere mamma quarant'anni fa o sessanta anni fa: quasi tutte quelle che oggi hanno tra i trenta e i quaranta anni sono state cresciute da mamme casalinghe, mamme a tempo pieno, che hanno dedicato la vita alla famiglia. Oggi si fa fatica a conciliare la famiglia e il lavoro con i nidi comunali strapieni e quelli privati stracari, mancanza quasi totale di nidi aziendali, assenza dei permessi retribuiti per le malattie dei figli, difficoltà ad accedere al part time...

Credo che il successo di questo bel libro sia dovuto alla bravura dell’autrice nell’offrire con un linguaggio semplice, mai banale, uno sguardo d’insieme sulla condizione della donna oggi, con i ritmi che la società le ha imposto, mettendo a nudo una realtà conosciuta da tutti, ma nella sostanza troppo spesso volutamente dimenticata.

Grazie Lidia (anche mia mamma si chiama così) e grazie Simo per avermi fatto conoscere questo libro! Attendo l'incontro dal vivo.
Sonia

22 commenti:

  1. Oddio ma voi due insieme fate scintille!Belle de zia! Grande testo mia Sonia e grazie a Simo per permetterci questo confronto (si dice così?) ;-)
    Un bacio a tutte e due!
    Smack!

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  2. Ommammamia Simo, non me l'aspettavo!! Grazie per aver pubblicato il mio commento fiume come post, che emozione...
    Qui c'è appena stato il nubifragio, per poco non mi si è allagata casa!

    @Topanova: ma grazie a te! Senti un po', allora ci sei per 'Peccati di gola'? Io e la Simo saremo in pole position... ;-) Un bacione!

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  3. Complimenti a Sonia per il postcommento d'autore... E complimenti a mamma Simo per aver suscitato tali parole.

    Insomma mi unisco a Simona e vi ringrazio.

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  4. Bello eh il post di Sonia? E' una grande, non c'è che dire. Simo,è vero facciamo scintille, ma se ci sarai anche tu ai peccati di gola...faremo 'na strage!!
    Grazie a te rospetto, è un onore e un piacere averti qui!

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  5. Condivido appieno quando dici che c'è un tempo per ogni cosa, e sono felice di aver dedicato i primi 4 anni di mia figlia a lei, son contenta di averla tenuta a casa dall'asilo il primo anno di materna perchè lei non era pronta e sono ancora piu' contenta perchè ora ho avuto la conferma d'aver fatto la cosa giusta, perchè ha fatto l'inserimento quest'estate senza problemi, ed ha cominciato il secondo anno di materna da poco senza nessun tipo di problema. E' una bimba socievole, gioiosa e sicura di sè stessa forse anche grazie a me che ho assecondato la sua natura! E pensare che in troppi mi hanno detto che stavo sbagliando, che dovevo mandarla alla materna perchè l'avrebbe aiutata a spronarsi da quel carattere che era troppo chiuso e sensibile....perfino la pediatra mi diceva che stavo sbagliando e che in realtà ero io a volerla tenere legata a me...mah! Io sono felicissima di vedere che ora è diventata piu' indipendente altro che'!
    Un bacio!

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  6. @Ica,sei stata in gamba. Quando tutti ti danno contro è difficile, ma tu hai ascoltato il tuo istinto di mamma che non sbaglia mai.
    Con la tua stessa forza e risoluzione mi sono opposta al nido. Anche se si trattava di poche ore per qualche mattina la settimana, ho detto un irremovibile no. A costo di qualche sacrificio, abbiamo optato per una (splendida) baby sitter. Mi ritengo fortunata per il fatto che posso evitare il nido e iniziare direttamente la scuola materna l'anno prossimo. Con il mio primo figlio non è stato così, e non auguro a nessuno di provare l'angoscia che sentivo ogni giorno quando lo portavo al nido: sapevo che non era ora, che soffriva (ha sempre pianto) ed avevo la netta sensazione di strapparlo dal nido. Piangevo, ogni giorno. E' stato terribile.
    Sto leggendo "Besame mucho" e sono felice nel constatare che non sono io a sbagliare, anzi che è giusto e normale essere così, è semplicemente un fatto naturale. Sono i nostri SAGGI geni a dirci che i nostri cuccioli è con NOI che devono stare fino ai tre anni almeno. Purtroppo le leggi e la nostra società aberrata e pedofoba vanno in senso opposto, dimenticando che, bambini sereni ed equilibrati, saranno gli adulti sani del futuro!

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  7. A proposito del libro che ho citato,(Besame mucho) lo consiglio a tutte le mamme. Oltre a contenere consigli preziosi e riflessioni intelligenti, ti mette in una meravigliosa predisposizione d'animo perché amplifica la consapevolezza di mamma...io mentre lo leggo corro a mangiarmi di baci il mio piccolo!
    Mi è stato consigliato da Sonia e l'ho acquistato qui:
    http://www.macrolibrarsi.it/libri/__besame_mucho.php

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  8. Simo, sapevo che ti sarebbe piaciuto quel libro! Io di Gonzales consiglierei tutta la bibliografia, da 'Un dono per tutta la vita', sull'allattamento, a 'Il mio bambino non MI mangia', sullo svezzamento.
    Pensa che lui è uno di quelli che si è preso qualche anno di aspettativa non retribuita per seguire i suoi figli, non è un mito? :-)
    @Ica: anche io sono sicura che tu abbia fatto la scelta giusta per tua figlia e ora è proprio lei che te lo sta dimostrando! Le mamme non sbagliano mai... vero? ;-)
    La mia pediatra invece è una di quelle che dice 'Più sta a casa con lei, meglio è', ovviamente parlando del nido.
    Bacioni a tutti!

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  9. vi condivido appieno!!!! ;))))

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  10. Dico tranquillamente che questa recensione del libto "Mamma senza paracadute" scritta da Sonia e che tu Simo hai molto intelligentemente postato nel tuo blog dimostra chiaramente quali riguardi si dovrebbero avere nei confronti delle mamme nei primi anni di vita delle proprie creature. Purtroppo nel nostro Paese di tutto ciò non se ne tiene abbastanza conto.
    Ho dovuto fare il nonno sitter ad entrambi le mie nipoti perché se i genitori non lavoravano
    erano guai seri.

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  11. @Il Monticiano: che fortuna avere i nonni vicini! I nostri sono a 200 chilometri di distanza...i più vicini, intendo: gli altri a 400!
    Purtoppo ci si aspetta che la madre torni al lavoro subito, o quasi, senza pensare che c'è una creatura che ha bisogno di lei.
    Certo che finchè ci saranno donne, che rivestono anche cariche politiche, che ritengono che stare a casa dopo il parto sia un privilegio, beh, siamo ancora lontani anni luce dai paesi che concedono due anni, come la Moldavia, o paesi nei quali esistono i nidi aziendali in tutti i luoghi di lavoro, come mi risulta sia la Francia (servizio di Report di qualche anno fa).
    Buona giornata a tutti!

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  12. Simoooooooooo n'dò stai????????????

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  13. Gioia, sono felice d'averti letta...un bacio grande e non stancarti troppo! ^_^
    A presto

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  14. Grazie cara Pagnottella, come ti ho detto è solo questione di tempo e mi sintonizzo nuovamente...grazie per avermi pensata, un bacio grande!

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  15. Hello, your article is very interesting

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Grazie per i graditi commenti, ma grazie soprattutto per aver avuto la voglia di leggermi...

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