martedì 28 dicembre 2010

Amare un artista




Amare un artista. Non lo stereotipo di artista, inteso come un uomo sopra le righe, genio e sregolatezza, sguardo languido bohémien. No, niente a che vedere con una copia mal riuscita di Johnny Depp in "Chocolat".

Un artista vero, con il suo incasinato mondo interiore, con il quale ci si ritroverà spesso a fare i conti; con il suo primo grande amore, quell'arte che lo nutre ma che spesso lo annienta. Amore e odio: questo prova lui per la sua arte, ma non ne potrà fare mai a meno, e alla fine sarà sempre il suo rifugio.

Apparentemente fragile, in realtà forte come una roccia, ma non lo saprà mai. Non sa di avere un dono prezioso che le persone "normali" non hanno. Il vero artista è umile, troppo umile, ma ha un bisogno vitale delle conferme altrui.
Capace di amare alla follia, così come di rinchiudersi nel guscio e svanire nel nulla.
Impossibile non amarlo, quando se ne percepisce l'essenza.

E forse, un artista, è l'unico uomo che si può amare per sempre con la stessa intensità: perché non ti apparterrà mai del tutto.




mercoledì 22 dicembre 2010

Un Concerto in ricordo di Pili

Pili
Avevo un’amica. Una cara amica.
Era una donna forte, esuberante, vera. Mi diceva sempre in faccia quello che pensava e a volte mi faceva anche arrabbiare, perché aveva sempre ragione.

L’ultima volta in cui le parlai, mentre guardandomi accarezzava con le dita le perline del mio orecchino che resterà per sempre il mio orecchino più prezioso, si congedava per sempre da me con le sue materne raccomandazioni; mi diceva “tratta bene il mio Corrado", perché lei voleva un bene dell’anima al suo chitarrista e aveva colto appieno il suo animo e la sua essenza di artista. “Tu sei un tornado”, mi diceva, “lui è delicato, stai attenta a non ferirlo...”.

Era una donna piena di energia, Pili, ma anche molto triste. Un giorno mi disse che aveva tagliato a pezzettini piccoli piccoli il suo più bell’abito flamenco, riducendolo in centinaia, anzi migliaia di quadratini di stoffa a pois...urlava così la sua rabbia nei confonti della vita, spesso troppo dura con con lei.
Cantava, Pili, con la passione di chi nella vita è stata costretta a fare tutt’altro.

Ci ha lasciati troppo presto, nel maggio 2007, con il bel ricordo dei concerti che lei stessa aveva organizzato per devolvere fondi alla Fondazione Piemontese per la Ricerca sul Cancro- IRCC di Candiolo, ma ci ha lasciato qualcosa di ancora più grande: a distanza di tre anni, abbiamo organizzato un concerto in suo ricordo e lei ci ha fatti ritrovare tutti quanti insieme, noi, gli amici, quelli che la amavano, le sue belle e adorate nipotine: la seria e intelligente B. e la dolce e gitanissima E., così simile alla zia...

Nel video qui sotto, un intenso momento della serata, una poesia di F.García Lorca, la sua preferita: Romance de la luna, luna”, cantata meravigliosamente dalla sua intima amica Pina, recitata in italiano da Giuditta e in spagnolo dalla commossa e intensa Maite, sorella di Pili, e suonata dalla magica chitarra di Corrado.

Nel video della serata non potete vederla, la nostra Pili…ma vi garantisco che c’era e che tutti noi l'abbiamo sentita!





Per ascoltare "Ay Pena, Penita" cantata da Pili, clicca QUI

lunedì 20 dicembre 2010

Corrado Cordova in Concerto...



Recuerdos de la Alhambra - Francisco Tárrega
Corrado Cordova in Concerto per la Fondazione Piemontese per la Ricerca su Cancro IRCC - CANDIOLO
19 Dicembre 2010 Sala Ghislieri Mondovì (CN)
http://www.corradocordova.it/


...meraviglioso...

giovedì 18 novembre 2010

Flamenco patrimonio del Alma



Guardate 00:40:00 Rocío Molina e la "Tremendita" ... da togliere il fiato!!...quasi come Mamma Simo al meglio della forma...beh, che c'è da ridere?!?


...Sul gambaletto della Pastora Galván ho invece qualche riserva...(1:05:35) ma l'arte è arte...e LEI può anche permettersi paperina e gambaletto antistupro (in effetti lei un po' assomiglia a Mamma Simo, quando le acchiappa un attacco di flamenco tra una lavatrice e una passata di folletto...).

mercoledì 17 novembre 2010

Flamenco patrimonio dell'Umanità

Cristina Hoyos, icona del Flamenco

L'Unesco, organizzazione delle Nazioni Unite per l'Educazione, la Scienza e la Cultura, riunita a Nairobi (Kenya), ha dichiarato il Flamenco patrimonio culturale dell'Umanità.  La candidatura era stata presentata dalla Spagna, in particolare da Andalucía, Extremadura e Murcia.
Una grande festa e un'esplosione di gioia, dicono, nel "barrio" sivigliano di Santa Cruz, dov'erano riuniti numerosi artisti flamenchi, ai quali va gran parte del merito.
Una fiesta anche per noi, semplici "aficionados"...(forse anche un po' fanatici, perché no)...y Olé!!


Notizia tratta da flamenco-world e webdelvalle
Immagine: Cristina Hoyos da Google Immagini

martedì 9 novembre 2010

Rimpatriata dei compagni di classe...20 anni dopo


Apro "gmail" e vedo che i miei ex compagni di Liceo, la 5^ B del 1989, organizzano una rimpatriata per sabato prossimo. Meraviglioso. Chissà se saremo i soliti quattro o cinque che ci rivediamo più o meno ogni 2-3 anni, o se ci saremo tutti. Ne dubito.
Bello ritrovarsi ora, nell'anno dei 40...

Al pensiero di rivederli, alcuni dopo una ventina d'anni, mi viene da fare il bilancio dei miei obiettivi raggiunti e non: chi ero 20 anni fa? Chi sono oggi? Come pormi di fronte a loro, che immaginano ancora quella ragazzina che non c'é più?
Non c'è più nulla, oggi, di quella Simo là che, a vederla in retrospettiva, manco mi piace.
E i miei sogni? Le mie aspirazioni? Quel mondo che dovevo divorarmi?
Chissà loro, se ce l'hanno fatta.
Molti di loro ce l'hanno fatta, lavorativamente parlando; chi avvocato, giornalista, psicologa, agente finanziario, veterinario...gran bella classe, la nostra 5^B. Poi matrimoni, separazioni, figli e RI-figli...abbiamo già una vita alle spalle!
Rivedersi sarà come mettersi davanti allo specchio. Il problema è che i bilanci non sono mai in attivo, si tende ad essere molto critici con se stessi, dimenticando le conquiste e amplificando i rimpianti.

Sono curiosa di rivederli, con gli occhi di oggi...ragazze diventate donne e ragazzini timidi e impacciati diventati uomini...

Mi scrive un compagno, che rintraccia la mia mail dalla lista, quello che in quinta era dietro di me nel banco.
Biondino con gli occhi grigio-azzurro, viso perfetto, un mix tra Brad Pitt e Di Caprio, 'na meraviglia, di poche parole, sempre imbronciato. Quello che sembrava non gliene fregasse un tubo delle ragazze. Lui era nel suo mondo.
Mi dice, dopo 20 anni, che  ha passato un anno a guardarmi la schiena...ma allora sei scemo?!?
E' possibile che i migliori non si facessero mai avanti? Te lo dicono dopo 20 anni, i furbi, mentre allora chi si faceva avanti erano solo i soliti arroganti strafottenti stronzi. E noi, oche, ci stavamo anche.
Ah, che bei tempi però...
Poi il bel Di Caprio conclude così la sua mail: "Sei sempre figa, vero?"

Senti bello, ora ti spiego un paio di cose: se vuoi che io non venga alla rimpatriata, hai scelto la domanda giusta. Come credi che possa reggere tali aspettative?
Ho capito che tu hai tre figli, ma io ne ho due e, leggera differenza, li ho anche portati nella pancia per nove mesi ciascuno, per un totale di diciotto mesi, più un annetto e mezzo totale di allattamento, più tutti gli anni che mi porto sul gobbo...e me lo spieghi come faccio ad essere la figacciona di 20 anni fa?!?
Sai come si suol dire, sono più bella dentro, ma imbefanita fuori.

...E tu? Sei ancora il Di Caprio della 5^B?
...Spero proprio di no...o, giuro, ti prendo a cazzotti!

mercoledì 27 ottobre 2010

Parlamentari e pensione

...Anche questa ricevuta via mail con preghiera di diffondere...
Probabilmente voi già sapete e già avete commentato tutto, ma abbiate pietà per mamma Simo, che arriva sempre un po' dopo...ci ha lo scoppio ritardato...

Il giorno 21 settembre 2010 il Deputato Antonio Borghesi ha proposto l'abolizione della pensione che spetta ai parlamentari dopo solo 5 anni di legislatura in quanto affermava cha tale trattamento risultava iniquo rispetto a quello previsto per i lavoratori che devono versare 40 anni di contributi per avere diritto ad una pensione.

Presenti 525
Votanti 520
Astenuti 5

Hanno votato sì 22
Hanno votato no 498 RESPINTO!!


Ecco un estratto del discorso presentato alla Camera :

Penso che nessun cittadino e nessun lavoratore al di fuori di qui possa accettare l’idea che gli si chieda,
per poter percepire un vitalizio o una pensione, di versare contributi per quarant’anni, quando qui dentro sono sufficienti cinque anni per percepire un vitalizio.
Non sarà mai accettabile per nessuno che vi siano persone che hanno fatto il parlamentare per un giorno - ce ne sono tre - e percepiscono più di 3.000 euro al mese di vitalizio. Non si potrà mai accettare che ci siano altre persone rimaste qui per sessantotto giorni, dimessisi per incompatibilità, che percepiscono un assegno vitalizio di più di 3.000 euro al mese.
C’è la vedova di un parlamentare che non ha mai messo piede materialmente in Parlamento, eppure percepisce un assegno di reversibilità.

......

Non ne hanno dato notizia né radio, né giornali, né Tv, OVVIAMENTE

Fonti:
Per leggere l'elenco dei votanti e dei presenti Dovete andare alla pagina www.camera.it/357
Sulla sinistra in alto cliccate su "Tutte le votazioni elettroniche" Inserite la data 21 09 2010 poi cliccate sulla prima votazione che si presenta.

 http://www.studiolegalelaw.net/consulenza-legale/22337
http://www.reset-italia.net/2010/10/08/ridurre-la-pensione-ai-parlamentari-italiani-no-maggioranza-bulgara-in-parlamento/

Immagine tratta da Liberal Vox

martedì 26 ottobre 2010

Se fosse successo in Italia...

Ricevuta stamattina via mail...carina!
Se fosse successo in una miniera italiana, le cose sarebbero andate così:

1° giorno: tutti uniti per salvare i minatori,diretta tv 24h, Bertolaso sul posto.
2° giorno: da Bruno Vespa plastico della miniera, con Barbara Palombelli, Belen e Lele Mora.

3° giorno: prime... difficoltà, ricerca dei colpevoli e delle responsabilità:



BERLUSCONI: colpa dei comunisti;

DI PIETRO: colpa del conflitto d'interessi;

BERSANI: ... ma cosa ... è successo??

BOSSI: sono tutti terroni, lasciateli la';

CAPEZZONE: non è una tragedia è una grande opportunità ed è merito di questo governo e di questo premier;

FINI: mio cognato non c'entra.



4°giorno: TOTTI: dedicherò un gol a tutti i minatori.

5° giorno IL PAPA: faciamo prekiera a i minatori ke in qvesti ciorni zono vicini al tiavolo!!

6° giorno: cala l'audience, una finestra in Chi l'ha visto e da Barbara d'urso che intervista i figli dei minatori: "dimmi, ti manca papà?"

dal 7° all 30esimo giorno falliscono tutti i tentativi di Bertolaso, che viene nominato così capo mondiale della protezione civile.

Dopo un mese, i minatori escono per fatti loro dalla miniera, scavando con le mani. Un anno dopo, i 33 minatori, già licenziati, vengono incriminati per danneggiamento del sito minerario.

Ma per fortuna è successo in Cile...

lunedì 18 ottobre 2010

Metti il diavolo...ad Avetrana


Mi ritrovo con un libro tra le mani, appena finito di leggere, acquistato in quanto  ambientato nel Salento, "nel tempo in cui le tarante mordevano nelle campagne inoculando il veleno nei corpi dei pizzicati, e bisognava metterli a ballare per liberarli dal male". Affascinata come sono dalle danze popolari del Sud e dal retroscena culturale che portano con sè, pensavo di aver a che fare con un libro che parlasse di tarantate e Pizziche...
Invece ho trovato molto di più in questo bellissimo romanzo corale, e leggendo mi sono accorta che contiene tantissime incredibili e sorprendenti analogie con i fatti recenti di cronaca.

Il libro si intitola "Metti il diavolo a ballare", romanzo d'esordio di Teresa De Sio, una fotografia della realtà del Salento negli anni cinquanta, quando la depressione di una bambina vittima di violenze e molestie veniva interpretata come causa del morso della taranta, ed esorcizzata con la Pizzica, danza ancestrale per liberare il corpo dal veleno della taranta e dal "male".

Sorprendenti le analogie, che accomunano una realtà antica ad una moderna: ignoranza, brutalità, menzogne, segreti inconfessabili e quella fastidiosa curiosità morbosa che avvolge tutto come una nebbia: allora erano coloro che assistevano ai riti atavici per liberare la bambina dal male, oggi siamo noi incollati davanti ai telegiornali e alla quantità enorme di trasmissioni gaudenti per l'audience ritrovata, oppure, peggio ancora, i cosiddetti turisti dell'orrore...che orrore!

Due paesi, quello di Mangiamuso nel romanzo, quello di Avetrana oggi, realtà rurali di una Puglia che pare addormentata e ferma nei secoli, paesi scompaginati nella loro stessa esistenza da eventi violenti e incoffessabili.

"La vita di tutti gli abitanti di Mangiamuso, da quel preciso momento, non sarebbe più stata la stessa."

Mentre leggevo le dure pagine che descrivono le violenze sulla bambina, Archina, stavo male ma dicevo a me stessa che queste cose non accadono più, che erano frutto di un'arretratezza culturale che non esiste più, pur sapendo che mi stavo ingannando, come facciamo ogni qual volta la realtà è difficile da accettare. E proprio in quel momento i telegiornali mi dicevano che nulla è cambiato, che tante dolci creature vengono ancora uccise, prima di tutto nell'anima.

Il dramma di Avetrana non è la morte, ma tutto quello che c'è stato prima.
E quello che più sconvolge è che, in entrambi i casi, le vere e sole vittime passano quasi in secondo piano, in mezzo a tanto rumore, in mezzo al balletto osceno di bestiali protagonisti e comparse mostruose, tra tradimenti e segreti malcelati : Archina e Sarah, bambine accomunate da un destino crudele, ingiusto.

Archina però si salva , si riscatta a costo di un enorme dolore, a Sarah invece questa possibilità non è stata data. Sarah non c'è più.
Anche quei vili bastardi aguzzini hanno l'epilogo che si meritano, nel romanzo.
Troppo dolce la punizione invece, nella realtà.

"Ma poi, mentre stavo correndo contenta [...] quello, il padrone, usciva sulla porta e mi chiamava. Cu chella voce catarrosa, rasposa, 'nfettata, [...] 'na voce che addeventava nu nomme che era 'o mio, Archina! Archinaaaaa... Alluccava forte, il vecchio, fino a che io non correvo e arrivavo a tempo per vedere il mio nome liquefarsi nel suo catarro, sputato a terra, fetido come un topo morto."

Tratto da "Metti il diavolo a ballare" di Teresa De Sio ED. EINAUDI
ISBN 978-88-06-19853-4

mercoledì 13 ottobre 2010

Nuove mode

Pensiero del giorno, ispirato da Nonno-Enio, in questo suo post...

E così finisce che noi, che per coprirci la panza post gravidanze ci mettiamo il costume intero, passiamo ancora come reazionarie-bacchettone-modaiole estreme (anche Barbara Berlusconi  a Formentera quest'anno c'aveva il costume intero...).
E scomodiamo anche i sociologi!

Le francesi del terzo millennio fanno retromarcia, preferendo coprirsi. Il nudo le "disturba", le "infastidisce", è "volgare". Ohhhhhh, stelin!!!!
Se nella Parigi bacchettona hanno vietato perizoma e topless, se in Costa Azzurra ci si scopre pudiche (sì ,sì ci credo proprio...), sappiatelo: non siamo pudiche, non siamo bacchettone né cloni berlusconiane e il costume intero ce lo mettiamo perché copre la panza... se ha l'imbottitura fa le tette anche a chi non le ha e per un banale motivo meccanico tira su il sedere (soprattutto se di una taglia in meno).
Per di più, non avendo investito capitali in tette al silicone, non abbiamo neanche il "dovere morale" di esibirle, giusto per ammortizzarne gli elevati costi.
Fermo restando che una bella ragazza è pur sempre un piacere vederla e vietare topless e perizoma è una gran stronzata.
Saluti e baci.

Foto rubata a nonno-enio

giovedì 9 settembre 2010

Mamme e lavoro

Ricevuto e pubblicato.
Quanto segue mi è stato mandato via mail da Sonia, assidua lettrice del mio blog nonché cara amica. Sonia partecipa al mio contest...grazie Sonia e complimenti per quanto hai scritto, che sottoscrivo in pieno!



"Mamma senza paracadute" ovvero "come si affronta la maternità al giorno d'oggi".
Il libro tratta la storia di una madre, ironia della sorte, privilegiata: non fa parte infatti ne’ delle schiera delle cosiddette lavoratrici atipiche, quelle che all'annuncio di una maternità perdono il posto di lavoro, ne' di quelle che devono rientrare allo scadere dei famosi 3+2 (o 4+1 per chi può andare avanti fino all'ottavo mese), costringendo il bambino ad uno svezzamento precoce nonché ad una innaturale separazione dalla madre; nemmeno fa parte di quelle donne che un lavoro non ce l'hanno e per le quali dunque non c'è altro che la magra soddisfazione di avere la precedenza, spesso sudata, alle casse del supermercato o il posto assegnato in autobus, e comunque finché c'è la pancia, perchè quando giri con un bimbo di pochi mesi è tutto un coro di 'ma così piccolo!', 'ma non è troppo presto?', 'ma non avrà freddo?' però poi incontrare un'anima pia che ti faccia passare davanti, così puoi andare ad allattarlo, è più difficile che vincere al super enalotto...

La protagonista ha un lavoro come giornalista nella redazione di una rivista, ha un compagno, ha superato i trenta e ha una schiera di amiche e colleghe, molte delle quali single. Leggendo le pagine del racconto, che scorrono veloci, non si può fare altro che ritrovarcisi: i pensieri che inevitabilmente ti assalgono quando scopri di aspettare un bambino, quelli dolci e impauriti della mamma che è in te, e dall'altra parte l'impatto con la realtà sociale in generale, e lavorativa in particolare.

Sono passati decenni da quando la De Beauvoir scriveva sulla condizione femminile, eppure a volte si ha l'impressione che non sia cambiato nulla: la donna si ritrova ancora a dover scegliere tra carriera e famiglia, mentre dati ISTAT dicono che in Italia è solo una minoranza dei padri quella che usufruisce del periodo di congedo parentale. E' socialmente accettato che sia così per l'uomo, mentre la donna che sceglie di seguire i figli nel periodo pre-scolastico è considerata una perdente, perché ci si aspetta che sia così brava da riuscire ad essere moglie-madre-lavoratrice perfetta tutto contemporaneamente, tipo Wonder Woman.

Quando per la prima volta mi sono scontrata anche io con la realtà di una legge che, con buona pace della Gelmini, è decisamente restrittiva rispetto alle esigenze di una neomamma, è stato come andare dietro le quinte di uno spettacolo visto migliaia di volte per scoprire qual è realmente il mondo delle mamme oggi:e il paradosso che esiste è mirabilmente riassunto da un sito creato per “aiutare” le mamme lavoratrici, alla cui home page ero andata speranzosa, per poi scoprire con somma delusione che aiuta le mamme a non sentirsi in colpa se devono rientrare al lavoro! Come dire che il problema è la mamma che si sente in colpa, non la legge che la costringe a rientrare al lavoro troppo presto.

E' una tecnica vecchia, una trappola in cui si rischia di cascare se non si ascolta il proprio cuore, liberi da condizionamenti esterni: un po' come quando ti convincono che se lavori 'solo' otto ore sei uno sfigato, a differenza dei tuoi colleghi che stanno in ufficio fino a sera, come se fosse importante solo la quantità e non la qualità, e a chi interessa se poi dopo qualche anno la famiglia è andata a rotoli...

Abbiamo perso il senso del limite: c'è un tempo per il lavoro, c'è un tempo per la famiglia, c'è un tempo per se stessi, c'è un tempo per gli amici, per i viaggi... c'è un tempo per vivere e sentirsi vivi. Ed essere mamma ti fa sentire viva, come non mai: è una sensazione meravigliosa che non dobbiamo permettere che nessuno sminuisca.

La protagonista si scontra anche lei con il mondo del lavoro, con l'ipocrisia dei tuoi superiori che mentre ti fanno le congratulazioni e si rallegrano con te, dall'altra parte pensano 'No, proprio adesso!' e intanto cercano mentalmente qualcuno a cui dare il tuo posto, magari non solo temporaneamente... i colleghi la cui invidia perchè 'tu stai a casa' cede il passo ad una lotta per accaparrarsi i tuoi spazi... In tutto questo devi sentirti anche frasi del tipo 'Ah, che bello, stai a casa un po' di mesi...'

Parliamone.

Fare la mamma è un lavoro. Punto. Basta con queste sciocchezze: un bambino deve essere seguito dai propri genitori e nessuno li può sostituire nei primi due- tre anni di vita.

Il racconto offre uno spaccato di vita di una donna che oggi si trova a diventare mamma ed è facile leggendolo capire come sia diverso dall'essere mamma quarant'anni fa o sessanta anni fa: quasi tutte quelle che oggi hanno tra i trenta e i quaranta anni sono state cresciute da mamme casalinghe, mamme a tempo pieno, che hanno dedicato la vita alla famiglia. Oggi si fa fatica a conciliare la famiglia e il lavoro con i nidi comunali strapieni e quelli privati stracari, mancanza quasi totale di nidi aziendali, assenza dei permessi retribuiti per le malattie dei figli, difficoltà ad accedere al part time...

Credo che il successo di questo bel libro sia dovuto alla bravura dell’autrice nell’offrire con un linguaggio semplice, mai banale, uno sguardo d’insieme sulla condizione della donna oggi, con i ritmi che la società le ha imposto, mettendo a nudo una realtà conosciuta da tutti, ma nella sostanza troppo spesso volutamente dimenticata.

Grazie Lidia (anche mia mamma si chiama così) e grazie Simo per avermi fatto conoscere questo libro! Attendo l'incontro dal vivo.
Sonia

lunedì 6 settembre 2010

Oggi compio 40 anni!

Oggi compio 40 anni, dato che sono nata il 6 settembre 1970 alle 8,15. L'unica volta, in tutta la mia vita, in cui son stata mattiniera. Ho la stessa età di una Fiat Dino Coupé, praticamente sono d'epoca.


Fatto sta che oggi mi sento bene, molto bene.
Anche se la mia collega di 20 anni mi vede come una vecchia babbiona; tempo fa mi disse, ingenuamente: "ma ti rendi conto, hanno tentato di stuprare una di quarant'anni!!". Beata gioventù.
Mio figlio invece mi vede come una mamma ormai in picchiata libera verso l'inesorabile decadenza, mio padre mi guarda e dice: "non è possibile, la mia bambina sta invecchiando!" Grazie papy, tu invece no, eh?
Ma io, nonostante tutto, oggi mi sento bene.

Non "restituirei" neanche un anno, per nulla al mondo tornerei indietro: essere quella che sono oggi mi è costata talmente tanta fatica!
In genere si dice "vorrei fermarmi qui", ma se tanto mi dà tanto, son curiosa di andare avanti.
E, dato che oggi è il mio compleanno, concedetemi un po' di sana autocelebrazione:


Mamma Simo a 1 anno...

Avete mai provato a scrivere su un motore di ricerca "le donne di 40 anni" ? Vi si apre il mondo! Un mondo di cazzate.

Le donne di 40 anni sono più sexy, le donne di 40 anni godono di più...ah sì, e come lo si capisce? Urlano più forte?!? Ci hanno la faccina più beata?
Questa è la più bella: le donne di 40 anni hanno gli orgasmi migliori perché sono meno fertili...me la dovete spiegare, un po' come dire l'ultima fetta di torta  è sempre la più buona? Della serie, cerca di godere più che puoi che tra poco si chiude la baracca?
Questa poi è sublime: a quarant'anni ha avuto il suo primo orgasmo perché ha raggiunto la propria maturità sessuale! Vorrei darle la mano e farle le condoglianze, povera.
Il Corriere della sera, fonte autorevole, dice che le donne a 40 anni odiano il proprio corpo. Forse non sanno che il nostro corpo noi donne lo odiamo per tutta la vita, ma a 40 anni in genere abbiamo imparato ad accettarlo.
Vi cito un'ultima chicca: le donne a 40 anni toccano l'apice del piacere sessuale.
Che culo! Se pensiamo che iniziamo su per giù a 18 anni ad avere attività sessuale, chi più chi meno, questo significherebbe che per più di 20 anni saremmo state in un limbo? A trent'anni: "Cara, ti è piaciuto?" "Sì amore, però, sai com'è...potresti mica continuare così, sì bravo proprio così...ma per favore non smettere per i prossimi dieci anni, che voglio raggiungere l'apice!"...
Termino con La Repubblica che in un articolo su Cultura & scienze, intitolato "Donne, fate figli a 40 anni e sarete più longeve", dopo tutta una pappardella pseudoscientifica su orologi biologici  ed estrogeni allunga-vita, se ne conclude così, con questa perla di cattivo gusto: "Le baby boomers sono cresciute e si preparano ad invecchiare: ma non senza aver sparato fino all'ultima cartuccia." Complimenti, soprattutto alla donna che l'ha scritto.

Se volete, c'è anche una carrellata di super attrici ultraquarantenni che pare facciano vendere più delle 20 e 30enni, pertanto son state messe tutte quante sulle copertine del numero di settembre delle maggiori riviste americane "Mettere queste attrici sulla copertina del numero piu' prestigioso di una rivista sembra essere un messaggio chiaro: anche se viviamo in una cultura ossessionata dal mito della giovinezza, c'e' ancora qualcosa da dire sul fascino di donne che per quasi 20 anni sono state incessantemente davanti agli occhi del pubblico." Fonte: Ansa
Vabbé, ma queste non fanno testo. Di naturale avranno sì e no un centimetro o due del loro corpo. E poi che palle, non sarebbe ora di lasciar spazio alle giovani?

Bando alle tavanate di cui sopra che mi fanno solo innervosire, prima di andarmene a festeggiare, vi voglio lasciare con le belle, sensibili e intelligenti parole di Santiago Gamboa, scrittore colombiano, dedicate alle donne dai 40 in su.
E' 'na botta garantita di autostima, godiamocela ragazze...per quanto mi riguarda, felicissima di essere entrata nel Club!

Palabras de Santiago Gamboa...(segue traduzione)
Las mujeres de mi generación son las mejores. Y punto.
Hoy tienen cuarenta y pico, incluso cincuenta y pico, algunas más.... y son bellas, muy bellas, pero también serenas, comprensivas, sensatas, y sobre todo, endiabladamente seductoras, esto a pesar de sus incipientes patas de gallo o de esa afectuosa celulitis que capitanea sus muslos, pero que las hace tan humanas, tan reales. Hermosamente reales.
Casi todas, hoy, están casadas o divorciadas, o divorciadas y vueltas a casar, con la idea de no equivocarse en el segundo intento, que a veces es un modo de acercarse al tercero, y al cuarto intento. Qué importa…
Otras, aunque pocas, mantienen una pertinaz soltería y la protegen como ciudad sitiada que, de cualquier modo, cada tanto abre sus puertas a algún visitante.
Nacidas bajo la era de Acuario, con el influjo de la música de Los Beatles, de Bob Dylan…. Herederas de la “revolución sexual” de la década de los 60 y de las corrientes feministas, otras con resabios de esas épocas.... que, sin embargo recibieron pasadas por varios filtros, ellas supieron combinar libertad con coquetería, emancipación con pasión, reivindicación con seducción.
Jamás vieron en el hombre a un enemigo a pesar que le cantaron unas cuantas verdades!, pues comprendieron que emanciparse era algo más que poner al hombre a trapear el baño o a cambiar el rollo de papel higiénico cuando éste, trágicamente, se acaba, y decidieron pactar para vivir en pareja.
Son maravillosas y tienen estilo, aún cuando nos hacen sufrir, cuando nos engañan o nos dejan. Usaron faldas hindúes a los 18 años, se cubrieron con suéter de lana y perdieron su parecido con María, la virgen, en una noche loca de viernes o sábado después de bailar.
Hablaron con pasión de política y quisieron cambiar el mundo. Aquí hay algunas razones de por qué una mujer de más de 40 nunca te va a despertar en la mitad de la noche para preguntarte…. “Qué estás pensando?” No le interesa lo que estás pensando!!!
Si una mujer de más de 40 no quiere mirar un partido de fútbol, ella no da vueltas alrededor tuyo. Se pone a hacer algo que ella quiere hacer y generalmente es algo mucho más interesante. Una mujer de más de 40, se conoce lo suficiente como para estar segura de sí misma, de lo que quiere, y de con quién lo quiere.
Son muy pocas las mujeres de más de 40 a las que les importa lo que tú pienses de lo que ella hace. Una mujer de más de 40, tiene cubierta su cuota de relaciones “importantes” y “compromisos”. Lo último que quiere en su vida es otro amante posesivo.
Las mujeres de más de 40 son generalmente generosas en alabanzas. Ellas saben lo que es no ser apreciadas lo suficiente. Tienen suficiente seguridad en sí mismas como para presentarte a sus amigas. Solo una mujer más joven e inmadura puede llegar a ignorar a su mejor amiga.
Las mujeres se vuelven psíquicas a medida que pasa el tiempo. No necesitas confesar tus pecados, ellas siempre lo saben. Son honestas y directas. Te dicen directamente que eres un imbécil si es lo que sienten sobre ti. Tenemos muchas cosas buenas que decir de las mujeres de más de 40 y por múltiples razones.
Lamentablemente no es recíproco. Por cada impactante mujer de más de 40,50, 60 inteligente, divertida y sexy hay un hombre con casi o más de 50… pelado, gordo, barrigón y con pantalones arrugados haciéndose el gracioso con una chica de 20 años.
¡Señoras….. les pido perdón por ello….!!!

Parole di Santiago Gamboa...
Le donne della mia generazione sono le migliori. Punto.

Oggi hanno quarant'anni e più, anche cinquanta e più, qualcuna di più...e sono belle, molto belle, ma anche serene, comprensive, sensate e soprattutto, diabolicamente seducenti, questo nonostante le loro incalzanti zampe di gallina o l' affezionata cellulite che aggredisce le loro cosce, ma che le rende tanto umane, tanto vere. Meravigliosamente vere.

Quasi tutte, oggi, sono sposate o divorziate, o divorziate e risposate, con l'idea di non sbagliare in un secondo tentativo, che a volte è il modo di avvicinarsi al terzo e quarto tentativo. Che importa...
Altre, anche se poche, mantengono una condizione di tenace nubilato e lo proteggono come una città assediata che ogni tanto apre le sue porte a qualche visitatore.

Nate nell'era dell'Acquario, con l'influsso della musica dei Beatles, di Bob Dylan...
Eredi della "rivoluzione sessuale" degli anni '60 e delle correnti femministe, altre con gli echi di quelle epoche...che ricevettero comunque, filtrate; esse seppero coniugare libertà con civetteria, emancipazione con passione, rivendicazione con seduzione.
Mai videro nell'uomo un nemico nonostante gli dicessero tante verità!, perché compresero che emanciparsi era qualcosa in più che mettere un uomo a riordinare il bagno o a sostituire il rotolo della carta igienica quando questo, tragicamente, finisce, e accettarono alcuni compromessi per poter vivere in coppia.

Sono meravigliose ed eleganti, anche quando ci fanno soffrire, quando ci ingannano o ci lasciano.
Usarono gonne indiane a 18 anni, si coprirono con maglioni di lana e persero la loro somiglianza con Maria, la Vergine, in una pazza notte di venerdì o sabato dopo le danze.
Parlarono con passione di politica e desiderarono cambiare il mondo. Qui ci sono alcune ragioni del perché una donna di più di 40 anni mai ti sveglierà nel mezzo della notte per domandarti..."Che cosa stai pensando?" Non le interessa quello che stai pensando!!!

Se una donna di più di 40 anni non ha voglia di guardare una partita di calcio, non ti gira intorno. Va a fare qualcosa che ha voglia di fare e generalmente è qualcosa di molto più interessante. Una donna di più di 40 anni si conosce abbastanza da essere sicura di se stessa, di ciò che desidera e con chi lo desidera.
Sono poche le donne sopra i 40 alle quali interessa ciò che tu pensi di loro. Una donna di più di 40 anni, tiene nascosto il numero di relazioni importanti e di compromessi. L'ultima cosa che vorrebbe nella sua vita è un altro amante possessivo.

Le donne con più di 40 anni sono in genere generose in complimenti. Sanno che cosa vuol dire non essere apprezzate abbastanza. Hanno sufficiente sicurezza in se stesse da presentarti alle loro amiche. Solo una donna molto giovane e immatura può arrivare a ignorare la sua migliore amica.

Le donne diventano psichiche a mano a mano che passa il tempo. Non hai bisogno di confessare i tuoi peccati, loro sempre li sanno. Sono oneste e dirette. Ti dicono in faccia che sei un imbecille se è quello che pensano.
Abbiamo molte belle cose da dire sulle donne di più di 40 anni per molteplici ragioni.

Purtroppo la cosa non è reciproca. Per ogni donna che incontri con più di 40, 50, 60 anni intelligente, divertente e sexy c'è un uomo con quasi o più di 50 anni...calvo, grasso, con la pancia e con i pantaloni stropicciati che fa lo spiritoso con una ragazza di 20 anni.

Signore...vi chiedo perdono per lui...!!!

Un grazie alla mia cara amica Maite per il suo preziosissimo aiuto nella traduzione!

martedì 24 agosto 2010

Tutta colpa di Tondelli

Ho letto ora, sul Blog del Grande Marziano, una bella recensione del libro "Tutta colpa di Tondelli" di Nicola Pezzoli, alias Zio Scriba, caro amico di blog nonché scrittore di professione e artista, di quelli veri.
Dato che ho appena terminato di leggere il libro, divorandomelo in due giorni, scriverò qualcosa anch'io.

Il libro racconta le avventure e disavventure al limite dell'assurdo di un giovane scrittore inedito nel mondo dell'editoria italiana, alla ricerca di un editore disposto a pubblicare i suoi romanzi. E' autobiografico e sfacciatamente e spudoratamente vero. Già per questo un capolavoro. Con la sua ironia dissacratoria, senza peli sulla lingua, Nicola Pezzoli regala un affresco di quel mondo fatto di mediocrità, opportunismo, falsità e squallore che pochi sanno essere la realtà nell'editoria (anche...!!).

Al di là delle illusioni regolarmente frustrate, dell' incredulità e della speranza che porta ad accettare umiliazioni e vere e proprie vessazioni, quella speranza che non ti fa più vedere che sei circondato da pazzi scatenati che per di più ti usano e ti copiano e ti rubano i pezzi tenendoti in un limbo fatto di promesse che mai verranno mantenute, quello che mi ha più colpita è stato il sentire sulla pelle la disperazione, la disillusione, la rabbia poi ancora la speranza, la tenacia e la solitudine di un giovane scrittore, un grande talento, preso letteralmente a calci nel sedere, per non dire di peggio.

Poi c'è la tenerezza che a poco a poco affiora, vedendolo sempre più deluso. Un artista non cerca la gloria fine a se stessa, un artista è una delicata creatura che puoi distruggere con nulla. E questo, i personaggi squallidi che si incontrano in queste pagine, prime fra tutte il famoso rinomato talent scout letterario, lo sanno bene. Lo sanno di aver a che fare con un grande talento, ma sanno anche quanto sia facile ferirlo per renderlo debole e inchiodarlo affinché altri non se lo portino via, affinché non trovi il coraggio di "volare" da solo (chi è solo non può farcela...).

A lui, il protagonista, basterebbe vedere il proprio libro pubblicato per poterlo sbattere in faccia a suo padre ("Trovati un lavoro, scrittore del cazzo!") e per risarcire moralmente la sua dolce mamma, che spera e soffre con lui ad ogni telefonata. Lui si sente quasi in colpa per le aspettative deluse di familiari e amici.

Così trascorrono parecchi anni che a una prima lettura potrebbero sembrare buttati via. Invece sono anni importanti, nei quali il protagonista cresce, come scrittore ma soprattutto come uomo. Capisce che per nulla al mondo scenderà mai a compromessi, che c'è qualcosa di assolutamente più importante del venir pubblicati: il restare fedeli a se stessi.
Come si salverà da quella giungla? Grazie alla sua grande dote, l'ironia. In tutti quegli anni, anche drammatici, c'è sempre un occhio bel lucido che analizza realtà e personaggi con spietato sarcasmo.
Ecco perché, leggendo questo libro, si ride anche, molto. Si ride di amaro e intelligente, quanto raro umorismo.
E adesso...aspettiamo il prossimo!

giovedì 19 agosto 2010

Carpe diem




-Aladar, vieni a mangiare!-
-Un attimo!-

-Aladar, lavati le mani!-
-Un attimo!-

-Aladar, fai la doccia che puzzi come un maiale!-
-Un attimo!-

-Aladar, esci dalla doccia che è da un'ora che sei lì dentro!-
-Un attimo!-

-Aladar, finiscila di giocare all'XBOX e mettiti a fare i compiti!-
-Un attimo!-

-Aladar, vai a nanna, è tardi!-
-Un attimo!-

-Aladar, abbassa il volume ci hai rotto i timpani con 'sta tecktonik!-
-Un attimo!-

...
-MAMMAAA!!!!!!!!! Esci dal bagno che mi scappaaaaa!!!!!!!!!!!!!!!-
-UN  AT-TI-MO !!!-


Immagine tratta da Google immagini

martedì 17 agosto 2010

Cronaca di una libera uscita


Da quanto tempo non trovavamo un paio d'ore per chiacchierare da sole, in santa pace, la mia amica Malvi ed io.
-Senti Malvi, ti propongo una pizza, tu ed io, senza bimbi, senza mariti, noi due le pizze e due "coche" medie.-
Entusiasta Malvi, che da un anno a questa parte si è ritrovata sbalzata dalla sua ferrea condizione di single alla sua nuova vita di compagna e mamma a tempo pieno.

Ore 20,30 appuntamento in pizzeria. Chiusa. Andiamo alla seconda in lista. Chiusa.
Proviamo la terza. Bisogna aspettare una ventina di minuti, è piena (e te credo!). Nessun problema, abbiamo talmente tante cose da dirci che venti minuti ce li divoriamo sulla panchina, mentre concitate parliamo come se fossimo appena uscite da una cella di isolamento. Ho la gola secca quando ci riavviciniamo al ristorante.

Avevo proprio voglia di rivederla, di raccontarle un sacco di cose, di sapere come va la sua nuova vita.
Avevo voglia di una serata per me, di mangiarmi una pizza senza dover controllare nello stesso tempo i disastri che combina il Piccolo Tigro a tavola e corrergli dietro per il ristorante o fermarlo mentre tira una pagnotta in testa al cameriere.

Il dehor è ancora pieno ma il nostro tavolo ci aspetta. Quanta gente! Non sono più abituata a tanta confusione.
Quant'è bella, Malvi. La gravidanza non ha lasciato tracce, anzi è più luminosa di prima e anche un paio di chili più magra...gliel'avevo detto di star tranquilla che mica tutte si distruggono come me.
Certo che potevo anche vestirmi un po' meglio, sembro una cozza vicino a lei. Chissà perché mi son messa 'sta maglietta da casalinga affranta con cardigan depresso...
Mi sento scema. Completamente scema. Mi sembra che tutto il dehor ci guardi, in realtà guardano Malvi, non me. Mi rendo conto in un istante fulmineo che la borsa fa a pugni col resto dell'abbigliamento, che i pantaloni sembrano una tuta stropicciata, che la pioggia di oggi pomeriggio mi ha arricciato i capelli e sembro una deficiente.

Mi sento goffa, non sono più abituata ad avere entrambe le mani libere. Mi manca il passeggino! E' così comodo, appoggi tutto lì, mani comprese. E i bambini, dove sono i bambini? Mi sembra che ci siano solo famiglie sedute ai tavoli, mi sento nuda senza il Piccolo Tigro che scorrazza e Aladar che smanetta al suo cellulare.

Mi metto a parlare di bambini, di allattamento, di asili nido e baby sitter. Non dovevamo parlare di "noi"?
Mando un sms a PapàC: "Tutto bene? Dorme il Tigrotto?".
PapàC mi risponde rassicurante, come sempre: "Stiamo guardando Dora l'esploratrice, tutto tranquillo. Buona serata."
Me lo dirà solo al ritorno che il piccolo piangeva perché voleva MAMMA!
Aladar invece è con il suo papà, anche loro a mangiarsi una pizza.

Buona la pizza. Il cameriere ha appena rotto il porta sale, proprio vicino a me. Ma io alla sfiga non ci credo. Malvi ed io non ci accorgiamo che il tempo sta volando.
Sono le 22, è trascorsa un'ora scarsa. Finalmente parliamo di noi. Torneremo a ballare flamenco? Finalmente si scende sotto la superficie. Finalmente ci ritroviamo davvero.

Suonano entrambi i cellulari.
Il marito di Malvi è nel panico perché il pupo strilla inconsolabile, al mio cellulare invece c'è il mio ex marito, il papà di Aladar, che sta arrivando in pizzeria per riconsegnarmi "la creatura".
-...Già??!- gli chiedo

Eccolo, il mio amore di bimbo grande col suo cellulare verde fluo attaccato all'orecchio con la tecktonik a palla. Si siede al tavolo con noi, prende la parola, catalizza ovviamente l'attenzione e si mangia anche il tiramisù. -Non avevi già mangiato tu?-

Malvi ed io ci guardiamo. Fine della tregua.
Sono ritornata nel mio ruolo rassicurante: mamma.
Torno a casa sbaciucchiandomi Aladar, vado a vedere il Piccolo Tigro che dorme come un bambolotto. Me lo bacio tutto, pensando che domani dovrò andare al lavoro e mi mancherà...

Anche con Malvi mi sembra sia mancato qualcosa...le scrivo un sms:
"Pross sett vi aspettiamo una sera qui da noi. Abbiamo ancora tante cose da dirci...mariti e figli compresi. Forse così riusciremo a chiacchierare serenamente..."
Allego faccina con l'occhiolino strizzato.

Segue notte insonne con la pizza che proprio non vuol passare.
Sarà colpa del sale rovesciato.

Immagine tratta da Google immagini
http://faitango.files.wordpress.com/2007/08/picasso-due-donne-sedute-in-un-bar-1902.jpg
Picasso-Due donne sedute in un bar- 1902

mercoledì 11 agosto 2010

Scent of Sea

Parte prima: profumo di mare...
Cliccare sul player affinché il piacere multimediale sia anche multisensoriale...buona visione e buon ascolto!




Bacoli, fascino antico




La spiaggia di Miseno


Capri vista dal Parco Vigiliano di Napoli


Nisida


vista dal Parco Virgiliano


Viale del Virgiliano


temporale estivo


quotidianità vacanziera


guardando il mare...


Le foto sono di Corrado Cordova
Il brano "Scent of Sea" è tratto dall'album "Sentieri del Sud"di Corrado Cordova, ed. Videoradio- Rai Trade (tutti i diritti riservati)

martedì 10 agosto 2010

Finite...

Vacanze finite. Ferie residue: meno 1,5. Cioè, calcolando i giorni che maturerò da agosto a fine anno, mi restano 4 miseri giorni da tenere da parte come un bene prezioso.
Potrei raccontare tante cose, dalle gite in montagna ai bei giorni in Campania, in Liguria. Potrei farvi vedere delle belle foto e piazzarvi un bell'album-vacanze (chissà, magari lo farò...).
Invece voglio soffermarmi su un paio di cose che hanno reso speciale questa estate.

Due persone speciali: Sonia e Lidia.
Entrambe conosciute grazie a Internet. Una, Sonia, conosciuta grazie al mio blog; è stata lei a trovarmi e subito è nata un'amicizia tramite blog ed email.
Quando ci siamo incontrate di persona, pochi giorni fa, era come se ci conoscessimo da una vita. Tramite il blog, sapevamo molto una dell'altra, idee, abitudini, punti di vista. Conoscersi, in questi casi, significa solo dare un volto a chi fa già parte della nostra vita.
E non poteva che essere così: una simpatia immediata, tante cose da dirsi, un'energia bellissima. Un'amicizia. Lei, una ragazza (siamo ragazze eh!) bella, positiva, solare, vera, intelligente e "illuminata". Chiamo così, illuminate, quelle persone che sono a un buon punto di cerscita personale, quelle che hanno intrapreso il loro cammino personale con consapevolezza. E questo si capisce da alcuni segni, tra i quali lo sguardo limpido, la serenità, l'equilibrio e la ricerca di sè costante. Sono queste le vere persone ricche. Ed è sempre una fortuna incontrarle.

Lidia è la scrittrice di cui ho tanto parlato, una persona intelligente e speciale con la quale ho avuto la fortuna di poter condividere le emozioni che mi suscitava il suo libro, durante la lettura.
Apprezzare un libro vuol dire anche stimare profondamente chi lo ha scritto. Poter scrivere all'autrice e sapere che le interessavano le mie impressioni, mi ha aperto il cuore e la mente.

Ho anche ricevuto un graditissimo premio dal mio amico Robydick. Ora, con un po' di ritardo, provvedo a girarlo ad altri 15 blog tra quelli che amo particolarmente (ce ne sarebbero tanti altri!!).
Eccoli, in ordine alfabetico:

http://acasadisimo.blogspot.com/
http://annachiara.blogspot.com/
http://anna-thenice.blogspot.com/
http://cindrys.blogspot.com/
http://pottolina-comequandofuoripiove.blogspot.com/
http://fino-in-fondo.blogspot.com/
http://giornopergiornopiccolalory.blogspot.com/
http://goccedilunapiena.blogspot.com/
http://momi1492.blogspot.com/
http://ildiariodiondaluna.blogspot.com/
http://ilgaiomondodigaia.blogspot.com/
http://only1photo.blogspot.com/
http://www.jolesulprato.com/
http://natixdelinquere.blogspot.com/
http://unacucciapergattiebambini.blogspot.com/


Il fatto che il premio venga assegnato ai blog che si occupano di divulgare l'arte, la letteratura, i valori etici e culturali mi riempie di orgoglio...sicuro Robydick?!?

venerdì 2 luglio 2010

Sesso cannella e vacanze...

foto Corrado Cordova

Mamma Simo va in vacanza.
Non sto a raccontarvi delle mie rocambolesche partenze, dato che le ho già descritte in un precedente post; voglio piuttosto lasciarvi con un buon sapore in bocca... anzi, con un buon profumo nel nasino.

Estate: il caldo esalta e amplifica i profumi, gli ormoni sopiti si risvegliano.
E Mamma Simo decide così di lasciare il blog avvolto da un aroma speziato ed esotico, giusto per rispolverare la sua natura sensuale da qualche tempo finita, insieme alla polvere, nel sacchetto del Folletto.

Vi regalo la ricetta di una pozione magica, regalatami a sua volta da una cara amica che la apprese anni fa da una zingara spagnola.
Declino ogni responsabilità per gravidanze non desiderate, vedetevela voi.
Occhio, è una bomba. Gli uomini non capiscono perché, ma escono letteralmente di senno. Non rispondono più delle loro azioni.

Ecco la ricetta:
una brocca d'acqua tiepida o fresca (se riuscite a buttarvi addosso una brocca di acqua gelata, fate pure);
un cucchiaio di miele;
un cucchiaio di cannella in polvere;
poche gocce di profumo: dev'essere un profumo molto delicato. Io uso la rosa o muschio e more.

...E poi?
Dopo aver fatto la doccia, come ultimo risciacquo, versatevi addosso questa miscela afrodisiaca, senza risciacquarvi più.
Asciugatevi delicatamente e non temete per il miele: non vi lascerà appiccicaticce, anzi lascia la pelle incredibilmente vellutata. Unico lieve inconveniente, un po' di polvere di cannella...beh, spolverare prima dell'uso, no?

La prima volta  in cui sperimentai questa pozione, non ero ancora uscita dalla doccia che PapàC già faceva cucù nel bagno. Il profumo di cannella, i vapori della doccia, il delicato profumo di rosa si erano già mescolati al mio odore personale e avevano invaso tutta la casa di un profumo per lui irresistibile.
Non capiva perché...ma era già arrapato come un gorilla di montagna...
Lascio immaginare il resto.

Ho poi svelato il tutto a PapàC, anche perché aveva trovato in giro qua e là per il mio corpo della strana  polverina rossiccia...
Il bello è che gli uomini hanno una memoria a brevissimo termine, quindi anche se gli svelate il segreto e dopo un po' riprovate, la magia si ripete e loro manco collegano.

Occhio se uscite, nelle calde sere d'estate. Il sudore amplifica questo atavico sentore della vostra pelle. Una mia amica si trovò in aeroporto con uno attaccato tipo cozza dietro di lei con lo sguardo che sembrava in trance. Un'altra mollò uno sberlone a uno che, durante un affollato concerto, le mise la mano in mezzo alle chiappe. Meglio restare tra le mura domestiche.

La cosa più bella è che si crea l'imprinting.
Cioè?
Primo, ognuna ha il proprio profumo personale, quindi questo intruglio non sarà mai uguale; ogni donna lo personalizzerà. Secondo, il vostro compagno, ogni volta che sentirà il profumo di cannella penserà a voi, in quella precisa e piacevole circostanza.
Mi spiego meglio: quando un giorno vi troverete in un bar e lui si mangerà uno strudel con la cannella,  alzando lo sguardo vi guarderà con occhi inondati da un'improvvisa luce...oppure quando gli preparerete una torta bella gonfia di cannella non riuscirà neanche a mangiare l'ultimo boccone...

Maschi lettori, non ditemi che questa è manipolazione...che siete contenti anche voi!

Un bacio a tutti, tuttissimi i miei amici e amiche di blog. Tra un paio di settimane son di nuovo qui. Vi voglio bene. Ciaoooooooo!!!!!!!!!!!

p.s. fatemi sapé...








sabato 26 giugno 2010

Il CONTEST di Mamma Simo

foto Corrado Cordova

Quando l'universo ci ascolta...ecco che accadono le cose più belle.
Un paio di giorni fa ho scritto a Lidia Castellani, l'autrice di "Mamma senza paracadute" e del nuovo libro "Il corpo non sbaglia", in libreria dal 17 giugno.
Le ho scritto quanto mi sia piaciuto il suo libro Mamma senza paracadute, nonché quanto mi piacerebbe organizzare nella mia cittadina un incontro con noi bloggers, in occasione del quale lei presenterebbe i suoi libri, approfondendo le tematiche al femminile attorno alle quali essi si sviluppano.

Non dico l'emozione quando, la mattina successiva, ho aperto la posta elettronica e c'era la sua risposta: sarebbe felice di poter incontrare noi bloggers, e di conoscere le opinioni di noi lettrici.



Un romanzo sull'amore violento, che arriva a uccidere, sull'assurda propensione femminile ad accettare relazioni fondate sull'infelicità scambiata per amore. Ma anche un inno alla capacità delle donne di ricominciare. Sempre.
Un romanzo-denuncia della violenza sulle donne, un inno alla vita contro il virus degli amori infelici.




"Questo libro, che ho deciso di scrivere dopo averlo inutilmente cercato in mezzo ad altri libri, è dedicato alle donne che lavorano e hanno figli. E che si sentono in colpa verso i figli perchè lavorano. E verso il lavoro perchè hanno figli. E' dedicato alle mamme che rimangono a casa con i bambini. E che per questo si sentono in colpa verso se stesse e verso i bambini. E a tutti gli uomini, che per non sbagliare movimento, continuano a stare fermi." (Lidia Castellani)





Ecco quindi com'è nata l'idea del mio CONTEST :
un'occasione per confrontarci su temi a noi cari


LE REGOLE

1)   Chi può partecipare? Tutti. Non solo mamme e donne bloggers, ma anche uomini. Anche chi non ha un blog. Chiunque abbia voglia di leggere o abbia già letto uno o entrambi i libri di Lidia e desideri condividerne le impressioni.

2)   Postate sul vostro blog impressioni e commenti sul libro letto, intitolando il post con il titolo del libro con il link al sito http://www.lidiacastellani.com/.

3)   Copiate e incollate sul vostro post la foto del contest e il link a questo post.

4)   Con un commento a questo post, comunicatemi l'avvenuta pubblicazione e relativo link del vostro post.

5)   Per chi non ha un blog, può scrivere qui nei commenti il suo contributo e parteciperà (purché non anonimo).

5)   Scadenza: 29 agosto 2010.

IL PREMIO

Un libro di Lidia Castellani o, nel caso la vincitrice/vincitore sorteggiata/o avesse già entrambi i libri della scrittrice, un altro libro sul tema "donna".  I post non verranno valutati o giudicati, si effettuerà un semplice sorteggio tra tutti i partecipanti.
Ovviamente l'obiettivo per me principale è realizzare l'incontro/confronto con la scrittrice, che spero di riuscire a organizzare per il mese di settembre.

Estate e ferie...quale migliore occasione per leggere un bel libro?
E quale migliore occasione per raccontare e raccontarsi attraverso le emozioni e riflessioni suscitate da una lettura?

Questi sono alcuni commenti su Mamma senza paracadute tratti dal sito http://www.lidiacastellani.it/:
Alessandra Casella, (attrice e giornalista culturale): “La Castellani mi ha dato le parole che cercavo per descrivere quello che succede con la maternità.”
Maria Rita Parsi, (psicoterapeuta e giornalista) “Questo romanzo è il paracadute di cui tutte le donne sentivano il bisogno.”
Angela Finocchiaro, (attrice) “Leggendolo mi sono divertita e commossa allo stesso tempo.”
Monica Ruffato, (antropologa) “Dire ‘complimenti mi è piaciuto il libro,’ è poco. Ha colto ciò che stavo vivendo, le domande, le inquietudini, i tentativi di risposta. Particolare: in cinque righe ha descritto il parto come nessuno è mai riuscito. Brava!”
Vittorio Introcaso, (giornalista) “Un libro che dovrebbero leggere tutti gli uomini!”

...Ora tocca a noi !!!

lunedì 21 giugno 2010

I miei libri...e la mia stanza della lettura


Nella stanza dedicata alla lettura, questi sono solo alcuni dei tanti libri iniziati o "iniziandi", che purtroppo, a causa dello scarso tempo a disposizione,  resteranno lì ancora per molto tempo.
Alcuni seri, alcuni allegri, altri già letti ma talmente belli da volerli rileggere...eccoli, mi aspettano...chissà se con le ferie riuscirò finalmente a leggermeli tutti.

Il primo lo sto leggendo (da mesi) ed è quasi finito: Mamma senza paracadute di Lidia Castellani. Bellissimo, mi ha fatta ridere, piangere, commuovere. L'unica volta in cui sono riuscita a gustarmelo e a leggerlo per più di mezz'ora di fila è stato nella sala d'aspetto del dentista, provvidenzialmente in ritardo con il precedente paziente. Ora che lo finirò mi verrà voglia di ricominciare daccapo, dato che è passato troppo tempo.

Poi c'è Il popolo degli abissi di Jack London. Libro introvabile, consigliatomi da un amico di blog, Robydick. Son riuscita ad ordinarlo on line alla casa editrice Robin ed è lì, in cima alla pila, che mi attende da mesi ormai. Il libro affronta tematiche sociali di grande attualità, nonostante sia stato scritto nei primi anni del '900.

Scendendo nella pila, un classico, L'isola di Arturo di Elsa Morante, riacquistato per la terza o quarta volta, dopo averlo imprestato (e perso). In realtà l'ho comperato per farlo leggere a mio figlio, il quale mi ha già detto: "Visto che ti piace, perché non me lo leggi tu??". L'idea in fondo non mi dispiace, avrei voglia di rileggermelo.
Inoltre quest'anno andremo, come tutte le estati, a trovare zia Lina all'Isola di Procida. Bella, magica isola, lontana dal lusso di Capri o Ischia, dove è ambientato il romanzo in oggetto.
A detta degli abitanti di Procida, la casa di zia Lina sarebbe proprio quella descritta dalla Morante, la Casa dei guaglioni dove viveva Arturo Gerace.
"Dal tetto della casa, si può vedere la figura distesa dell'isola, che somiglia a un delfino; i suoi piccoli golfi, il Penitenziario, e, non molto lontano, sul mare, la forma azzurro-purpurea dell'isola d'Ischia. Ombre argentate d'isole più lontane. E, a notte, il firmamento, dove cammina Boote, con la sua stella Arturo."

Frida Kahlo di Rauda Jamis è una biografia bellissima. L'ho già letto ma lo voglio rileggere al più presto. Mi ha fatto entrare Frida nel sangue. Una donna e un'artista eccezionale.

I guardiani della notte di Jorge Amado. Dopo Gabriella garofano e cannella, me lo devo leggere a tutti i costi. Un libro esotico da portarmi in vacanza, forse sarà la volta buona.

S.O.S. TATA : guida per genitori. Tanti consigli di buon senso, che spesso dimentichiamo, pur dandoli per scontati. Acquistato da PapàC in un momento di euforica esaltazione paterna. Ha ispirato la mia "etichetta" SOS MAMMA...Da leggere "al bisogno".

Ultimo libro da leggere "al bisogno", una sorta di manuale. Amaroli, l'Acqua di Vita, lo tengo sempre pronto, per ogni evenienza. Me l'ha regalato una cara amica. Che cos'è Amaroli?
Come dice la Chiabotto..."plin plin!".
Certo, proprio quella. Urinoterapia. Ogni mattina ti bevi un po' della tua "plin plin" e puoi anche far a meno dei medici. Pare sia miracolosa. Guarisce da ferite, ustioni, diabete, hi più ne ha più ne metta ed è anche un ottimo cosmetico antinvecchiamento. Puzza solo un po'...
Non ho mai avuto il coraggio di bermela, ma non si sa mai. Mali estremi, estremi rimedi.
Tempo fa il mio Piccolo Tigro mise la manina in una tazza di cioccolata bollente. Aveva le estremità delle dita viola e urlava. La mia amica, provvidenzialmente a casa mia, (l'amica che mi ha regalato il libro) mi disse di immergere la manina nell'urina. Se non fossi stata spaventata a morte non l'avrei mai fatto. Ho fatto "plin plin" in un bicchiere di plastica e vi ho immerso la manina. Che sia quello o no, dopo un'ora era tutto scomparso. La manina perfetta. Come non fosse successo nulla.

Ah, dimenticavo...vi allargo il campo sulla mia sala lettura, nel caso non vi fosse chiaro il motivo per cui dedico solo piccoli ritagli di tempo alla lettura...ma più di così non mi è possibile...meglio di niente, no??


Testi citati:
MAMMA SENZA PARACADUTE - Lidia Castellani - Ed. TEA
IL POPOLO DEGLI ABISSI - Jack London - Ed. ROBIN
L'ISOLA DI ARTURO - Elsa Morante - Ed. EINAUDI
FRIDA KAHLO - Rauda Jamis - Ed. TEA
I GUARDIANI DELLA NOTTE - Jorge Amado - Ed. GARZANTI
S.O.S. TATA - Renata Scola, Francesca Valla - Ed. KOWALSKI
AMAROLI L'ACQUA DI VITA - Dr. Christian Tal Schaller - Ed. BIS

mercoledì 16 giugno 2010

Incontri da spiaggia

Mamma Simo, il Piccolo Tigro, Aladar e PapàC in week end al mare.
Euforica Mamma Simo, che nella casa al mare ritrova i profumi della sua infanzia e giovinezza, saltellante e gioioso il Piccolo Tigro, ansioso di andare dai "pessi" (trad. pesci), perennemente incavolato Aladar in piena crisi adolescenziale (così presto?), e infine PapàC che, pur non amando la vita di spiaggia, se n'è fatto una ragione, armato di macchina fotografica e obiettivi vari dal peso complessivo di una ventina di chili circa tutti a carico della sua spalla destra.

Sul lungomare gli ultimi "indispensabili" acquisti: braccioli per il Piccolo Tigro, maschera per Aladar (giusto per strappargli un sorriso), infradito par papy e mamy che si romperanno prima ancora di essere arrivati in spiaggia - Visto che dovevamo comprare quelli più cari? -, retino per prendere i "pessi", palette secchiello formine.



-Amore, li vuoi anche tu gli infradito? Togliti 'ste "OLSTAR" per favore...e anche i calzini, dài...-
-No, non rompere, tanto io in spiaggia non mi spoglio. -
-Me lo spieghi che cos'ha di così interessante il tuo cellulare, che non hai ancora tirato su lo sguardo da quando siamo partiti?-
-Sempre più interessante di VOI-
-Voi chi?-
-Tu, quel noioso di C. e quel rompiscatole schizofrenico del Piccolo Tigro-
-Senti bello, perché non te ne sei stato con quel brillante di tuo padre, visto che NOI siamo così noiosi?-
-...Mammina...-
-Cosa vuoi-
-M-I-V-U-O-I-B-E-N-E-???-
-Certo che ti voglio bene, ma cerca di essere un po' più sociale, fallo per mammina tua...-

Arriviamo in spiaggia. Passeggino parcheggiato, sdraio più lettino più ombrellone, togli pannolino, metti costumino, cremina, cappellino. Pronti via.
Iniziano le corse verso il bagnasciuga a prendere l'acqua: questa volta non mi freghi, ti riempio tre secchielli più l'innaffiatoio. Appena ritornati alla sdraio, li rovescia tutti e tre, anzi tutti e quattro.

foto Corrado Cordova

La pressione di Mamma Simo, già normalmente bassa, sta rovinosamente scendendo a pochi centimetri da terra.
Anche alzarsi è un'arte: mai troppo velocemente, con calma e con una pausa a metà, tipo c'ho la schiena bloccata. PapàC mi guarda sconsolato. Un giro io, un giro lui.

Nei vari pellegrinaggi sdraio-bagnasciuga vedo una vecchia conoscenza.
Lettino vista mare, praticamente in acqua, una di quelle belle signore di mezza età, sempre abbronzate da far invidia: che tu le veda a maggio, giugno, luglio o agosto, sono nere come la pece. Secondo me se uno andasse a dicembre, le troverebbe lì sul lettino tutte abbronzate. Rossetto rosso, fascia nei capelli, bikini giallo sole, resistono su quel lettino dalle 8 del mattino alle 6 di sera. Mai una doccia, un bagno in mare, mai due passi in acqua.
Ma come cavolo fanno? Non svengono? Non si disidratano? Perché per tutta la giornata parlano, ridono, leggono, dormono e non bevono, non mangiano, NON SUDANO!

Mi avvicino, in tutta la mia bianchezza catarifrangente, tipica della "prima volta" al mare, con le chiappe a mozzarella e la disinvoltura di chi si sente terribilmente fuori posto, per salutare la bella signora che sta allegramente chiacchierando con la bella e bionda "madamin", sua vicina di lettino bordo mare.

-Buongiorno Signora, si ricorda di me?-
No, non si ricorda, lo sapevo...ma sono cambiata così tanto, che nessuno mi riconosce mai?
Le spiego rapidamente chi sono...
-SIMONA!! Ciao!! Ma come stai? Sei uguale a quando eri ragazzina, che bella che sei! E questi sono i tuoi figli? Complimenti!-
...Certo, proprio uguale, talmente uguale che ci hai messo cinque minuti a riconoscermi. Lei sì che è sempre uguale, accidenti. Son passati vent'anni e sembra che si sia mummificata, su 'sto lettino.

Le riassumo in pochi minuti la mia vita, i due matrimoni e rispettivi figli, non sto a dire che l'attuale PapàC è compagno e non marito, è troppo lunga, il lavoro, sì lavoro con mio padre, sì a cento metri da casa, beh è una fortuna per la comodità ma in effetti mi sembra che tutta la mia vita si svolga nel raggio di 100 metri. Lei mi racconta di suo figlio, di nipoti e parenti vari.
La madamin di fianco a lei ascolta tutto e sorride benevola e dal mio cognome capisce che sono la figlia di...e conosce mio padre mia zia e tutti i miei antenati e anche la mia collega più anziana. Cazzarola, manco al mare riesco ad essere in incognita.
Saluti e convenevoli e complimenti. Arrivederci al prossimo week end. Tanto loro saranno lì fisse sul lettino fino alle prime piogge di settembre.

Sono grata alle due Signore per tutti i complimenti, anche se non proprio sinceri...tutto 'sto bel fisico post gravidanze non lo vedo...anzi mi sento ancora avvolta da quell'alone burroso del dopo gravidanza. Ma sono già passati due anni! Beh, ma i miei tempi sono questi, mica sono come la Briatora io, anche con la prima gravidaza ci ho messo tre anni a tornare come prima, eppure avevo dieci anni in meno!

Sono allegra, ci voglio credere al bel fisico, mi fa star bene.
Però...io leggo il LABIALE.
Quella lì, seduta in seconda fila, dice: "Che bei bambini, e guarda NE ASPETTA UN ALTRO!"
Primo, io non aspetto un bel tubo di niente, sarai tu che aspetti un bel ceffone in pieno volto. Secondo, mi spieghi perché è pieno di pance un po' abbondanti e solo io sembro incinta?

Disperata corro da PapàC:
-Lo vedi, anche quest'anno sembro ancora incinta! Anche col costume intero di due taglie in meno che mi schiaccia la pancia, anche se la tengo sempre indietro che porca miseria mi manca il fiato, mi spieghi perché??! -
-Ma no, amore, avrai capito male, figurati se ha detto quello! Stai benissimo!-
-Non è vero. Sono un cesso. Quei cavolo di addominali si sono sfrantumati, hanno fatto il giro dietro la schiena. L'aveva detto l'ostetrica, che con la diastasi dei retti addominali  (che brutto nome) non c'è niente da fare. Solo l'intervento chirurgico.-
Aladar: -Mamma rassegnati. Non tornerai mai più come prima. Eh eh...merito mio che sono nato di 5 chili e del Piccolo Tigro che t'ha dato la botta finale, con i suoi 4 chili e due...Siamo dei grandi, batti un cinque Tigro!!
E il Tigrotto gli batte anche il cinque.
PapàC: -Amore, forse sei solo un po' gonfia.-
-Ah, sono un po' gonfia? Vorrei vedere te, se andassi in bagno una volta ogni tre giorni! Eppoi sono nervosa e c'ho la colite. Basta. Da domani addominali. E non mangio più. Capito? NON MANGIO PIU'. La chirurgia plastica no. Manco morta.
Andiamo al bar che mi mangio l'ultimo croissant.-


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